Il CBD è uno stupefacente? Facciamo chiarezza!

Ottobre 21 2020 | Legislazione ed economia, Prodotti

Iniziamo subito col dire che no, il CBD non è uno stupefacente. La molecola in sé, infatti, non è stata inserita in nessuna tabella. Quello che è accaduto è che il ministero della Salute con un decreto ha stabilito che le composizioni orali a base di CBD ricavato da cannabis naturale, e quindi oli ma anche capsule e pillole, sono da considerarsi come un medicinale inserito nella sezione B del testo unico sugli stupefacenti. Il decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 ottobre e sarà quindi attivo a partire dal 30.

Innanzitutto si evince che i prodotti che non sono ad uso orale, e quindi ad esempio il collirio, le creme, i tamponi vaginali o le supposte, non sono comprese dal decreto. Altro punto da sottolineare è che il CBD sintetico non viene toccato dal provvedimento e che in cosmetica, già oggi, per le regole europee è possibile utilizzare solo il CBD cosmetico, e il suo utilizzo non dovrebbe essere toccato.

Cosa accade ora agli oli nei negozi e alla cannabis light?

Al momento è molto difficile dirlo. Gli orientamenti sono due: uno che immagina un’apertura e uno che invece immagina la situazione peggiore.
Secondo l’avvocato Zaina “Mentre il THC è inserito nella tabella I degli stupefacenti, e la cannabis in tabella II, non è così per il CBD, che è solo in quella dei medicinali. Il THC è in tabella perché considerato un principio attivo in grado di alterare le condizioni psicofisiche di una persona. Il CBD non fa questo, però, se lo usiamo come farmaco, è evidente che per le sue proprietà, si può ritenere che lo stesso sia disciplinato in questo modo”. Quindi secondo l’avvocato è come se ora ci fossero due tipi di CBD, “uno farmaceutico e uno, chiamiamolo neutro, che non ha nessuna capacità alterativa o altro”.

Opposta è la visione dell’avvocato Bulleri, secondo il quale: “Questo decreto esplicita che il CBD per uso orale estratto da cannabis sta nella tabella degli stupefacenti e può essere prodotto solo con l’autorizzazione dell’AIFA. E quindi gli oli in commercio ad uso non definito sono illegali”.

Un discorso a parte va fatto per l’olio creato con CBD sintetico, che non è previsto dal decreto e quindi non dovrebbe avere ripercussioni, o per la cannabis light, che non viene toccata dal provvedimento. Il discorso di fondo però è che, ripercorrendo le scelte del governo, la volontà sia quella di chiudere il mercato. Se infatti rimanesse sul mercato solo l’olio con CBD sintetico, non avrebbe un grande appeal, visto che sono diversi gli studi scientifici che sottolineano come il CBD naturale e il fitocomplesso siano più efficaci. Mentre per la cannabis light potrebbero arrivare sorprese: non essendo mai stato normato l’uso umano ad oggi resta un prodotto ad uso tecnico, ma siamo sicuri che il ministero non metterà la mano su una sostanza che può essere considerata un materiale di partenza per produrre un farmaco? E se anche la cannabis light fosse toccata dal provvedimento, cosa accadrebbe ad esempio al luppolo, che, pur in percentuali minori, contiene CBD al suo interno e viene utilizzato in preparazioni alimentari come la birra?
Quel che è certo è che se il governo avesse voluto che altri oli potessero circolare in Italia, sarebbe bastato inserire delle soglie nel decreto e specificare che, ad esempio, sotto al 10% di concentrazione l’olio possa essere considerato come un integratore, e sopra, come un farmaco. Cosa che non è stata fatta e probabilmente non a caso.

La circolare di settembre del ministero della Salute 

Che la volontà di andare verso una chiusura il ministro della Salute l’aveva già anticipato con la circolare di settembre, una circolare che quando era stata inviata aveva colto di sorpresa pazienti e operatori di settori, ma che oggi, alla luce del decreto, assume un significato completamente nuovo. Oltre a sottolineare che non si dovrebbero fare le consegne di prodotti (una prassi che va avanti da anni anche perché le farmacie che dispensano cannabis e derivati sono ancora molto poche e distanti centinaia di chilometri da alcuni pazienti), veniva messo nero su bianco che gli oli e le resine di cannabis non sono da considerarsi medicinali ma stupefacenti, anticipando il decreto che è arrivato puntualmente una settimana dopo.

Non solo, perché un passaggio sibillino della circolare, che non è stato notato dai più, dice che: “Come noto, nel rispetto delle recenti disposizioni, la produzione industriale farmaceutica dell’estratto (esclusa per le farmacie) può essere autorizzata solo presso aziende farmaceutiche ai sensi della normativa nazionale (dPR 309/90 e decreto leg.vo 219/06 e smi) e delle Convenzioni delle Nazioni Unite in materia di sostanze stupefacenti, con particolare riferimento alle funzioni degli organismi statali per la cannabis”.

Olio al CBD stupefacente: i pazienti sul piede di guerra

E i pazienti, che spesso e volentieri a causa del malfunzionamento del settore della Cannabis Medica ripiegano sull’olio che si trova nei negozi, hanno paura che possano essere vietate anche le preparazioni galeniche nelle farmacie. In una lettera inviata al ministro Speranza infatti, chiedono un chiarimento: che il decreto non valga per i preparati galenci realizzati in farmacia. Perché, se così non fosse, significherebbe che tutti i pazienti che ad oggi si curano con l’olio, e sono la maggior parte – dai bambini in età pediatrica fino agli anziani con patologie neurodegenerative – sarebbero costretti ad acquistare l’Epidiolex, del quale ancora non si conosce il costo, non si sa se sarà a carico del sistema nazionale, e soprattutto è indicato solo per il trattamento di due forme di epilessia farmaco-resistente, mentre l’olio ad oggi viene utilizzato per molte più patologie. Non solo, perché un problema non da poco potrebbe essere quello del costo: in America, dove il farmaco è già disponibile, le associazioni di pazienti hanno denunciato che un anno di trattamento con Epidiolex, può costare più di 30mila dollari, cifre proibitive per la stragrande maggioranza dei nostri pazienti.

Ma come si stanno comportando gli altri paesi con l’Epidiolex e il CBD?

Arrivati a questo punto è interessante capire come si stiano muovendo gli altri paesi e ci viene in aiuto il verbale del Consiglio Superiore di Sanità che, insieme all’ISS, ha fornito i pareri sui quali si è basato il ministero per emettere il decreto. Nel documento datato 4 agosto 2020, viene infatti messo nero su bianco che in Francia, dopo un parere dell’ANSM (l’equivalente dell’AIFA, ndr), il ministero della Salute ha esentato l’Epidiolex dalla regolamentazione sugli stupefacenti. In Germania l’ufficio federale degli stupefacenti ha stabilito che l’Epidiolex, come singola sostanza chimicamente definita, non costituisce un narcotico. In Spagna non hanno ancora deciso. Praticamente in tutta Europa siamo l’unico paese che, per permettere a un farmaco a base di CBD di entrare in commercio, abbiamo messo fuori legge tutti i prodotti equivalenti. Accade anche nel Regno Unito, dove l’Epidiolex sarà spostato dal punto 2 al punto 5 (quello più blando) nella normativa sull’uso improprio di droghe. Ma la GW Pharmaceuticals è un’azienda del Regno Unito, ed è quindi comprensibile come il governo abbia cercato di facilitare loro la strada. Più difficile da capire è il motivo per cui anche il nostro governo si sia schierato in questo senso. Inoltre nel Regno Unito dal marzo 2021 sarà possibile fare domanda per iscrivere i propri prodotti nel catalogo Novel Food, un processo che invece in Europa, come vedremo più avanti, è stato bloccato dalla Commissione Europea.

Notizie dal ministero della Salute

L’ultima novità riguarda una notizia pubblicata sul sito del Ministero il 19 ottobre, in cui si dice che: “Il Ministero della Salute, ribadendo l’esigenza della tutela della salute alla base di questo provvedimento, conferma la disponibilità ad attivare, con tutti i soggetti interessati, tavoli di confronto per valutare compiutamente, in termini di profili di sicurezza ed efficacia, il collocamento di eventuali preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture, inerenti il composto in oggetto”. Come a dire che è disponibile a valutare i prodotti a base di CBD delle aziende già esistenti, ma che non intende fare un passo indietro.

Commissione Europea, Corte di giustizia e OMS

In tutto questo, ci sono altri 3 fatti da tenere ben presenti.

– Nel gennaio 2019 la Commissione Europea aveva stabilito che i prodotti contenenti CBD andassero iscritti nell’elenco dei Novel Food, ma le aziende che hanno fatto domanda, a settembre si sono sentite rispondere che la commissione stava valutando di considerarlo come uno stupefacente e il processo è stato bloccato.

– La seconda variabile è che a novembre è attesa la sentenza della Corte di giustizia europea che ha come oggetto il potenziale conflitto tra la legislazione nazionale francese, che limita l’importazione della canapa da un altro stato membro soltanto a fibra e semi, e la normativa comunitaria inerente l’organizzazione del mercato comune e la libera circolazione delle merci. Secondo l’avvocato Giacomo Bulleri, “la Corte di Giustizia ha la possibilità, recependo le medesime in una sentenza, di sferrare un colpo decisivo a tutti quelle politiche degli Stati Membri che persistono a limitare il settore della canapa industriale e dei cannabinoidi privi di efficacia drogante e di riaffermare la centralità dell’organizzazione del mercato comune prevista sin dai Trattati istitutivi della Comunità Europea”.

– La terza è che a dicembre gli stati membri dell’ONU saranno chiamati a ratificare le decisioni dell’OMS che, dopo un lungo processo di revisione, ha chiesto di riclassificare la cannabis nei trattati internazionali riconoscendone le proprietà mediche. Non solo, perché l’OMS ha messo nero su bianco che i prodotti contenenti CBD e con livelli di THC sotto lo 0,2%, caso in cui rientrerebbero sia la cannabis light che gli oli a base di CBD, non dovrebbero essere inseriti in nessuna tabella. Visto che per quanto riguarda il Covid-19 abbiamo seguito pedissequamente le indicazioni dell’organizzazione internazionale, non si capisce perché, nei confronti del CBD, dovremmo fare l’opposto.

Intanto iniziano ad arrivare le prime reazioni. Oltre alla lettera dei pazienti alla quale ha fatto seguito una petizione online, è arrivata la dichiarazione di Michele Sodano, parlamentare del M5S che, a nome di oltre 70 deputati dell’intergruppo cannabis legale, ha sottolineato che: “Non accettiamo nessun passo indietro sulla cannabis da parte del governo, se il ministero della Salute non rettifica immediatamente le sue disposizioni su olio al CBD siamo pronti ad azioni in Parlamento con conseguenze rilevanti”. Il giorno dopo, in una conferenza alla Camera, ha rincarato la dose: “Oggi il nostro governo deve scegliere da che parte stare, lo dico chiaramente: se stare dalla parte delle case farmaceutiche, che vogliono un prodotto esclusivo per farci un profitto, o stare dalla parte del popolo, che invece ha capito che la rivoluzione alla base di questa pianta è il fatto di poterla coltivare a casa propria”.

Mario Catania

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