Cannabis e spedizioni per i pazienti: i farmacisti fanno ricorso contro la circolare ministeriale

Dicembre 9 2020 | Legislazione ed economia

Sono farmacisti, vengono da tutta Italia e si sono riuniti per fare ricorso contro la circolare emanata il 23 settembre dal ministero della Salute. Una nota in cui, tra i vari punti, si parla di divieti per le spedizioni di prodotti a base di cannabis per i pazienti.

In totale i farmacisti che partecipano al ricorso sono 16, è uno di loro è il dottor Marco Ternelli, che puntualizza: “Abbiamo provato a fare ricorso non per creare caos o inutili polemiche, ma semplicemente perché la norma è chiara. In ogni caso, il ricorso contiene tutta la disamina delle varie motivazioni. Occorre precisare che qui si tratta di una nota ministeriale. La nota – ricorda Ternelli  – è un parere individuale non vincolante, un’interpretazione”. Non una legge.

Il farmacista fa subito un esempio: “La circolare dice che la cannabis deve essere dispensata al paziente o suo delegato, ma la legge in realtà non parla di paziente, ma di acquirente. Può essere chiunque, il vicino, un amico, il corriere”.

Secondo il farmacista il problema è a monte: non è un mistero infatti che siano davvero poche le farmacie che effettuano questo tipo di preparazione, con la conseguenza che alcuni pazienti dovrebbero fare centinaia di chilometri per consegnare ogni volta la ricetta e poi tornare a prendere il prodotto: è in quest’ottica che le spedizioni per i pazienti diventano fondamentali. “Su 19mila farmacie – ricorda Ternelli – ci sono meno di 500 farmacie che fanno cannabis terapeutica, dunque non possiamo parlare di distribuzione capillare”. Non ci sono impedimenti per le farmacie alla distribuzione di cannabis medica, il problema semmai è che, per come è configurata la dispensazione, si tratta di un’attività che comporta costi e analisi e pochi benefici economici, motivo per cui sono ancora in poche ad effettuare questo tipo di preparazioni. Se venissero meno le spedizioni, gli unici a rimetterci sarebbero proprio i pazienti. A questo bisogna aggiungere un atteggiamento tutt’altro che accomodante del ministero della Salute, che nel 2017 ha multato 8 farmacie per propaganda pubblicitaria indiretta alla cannabis, solo perché facevano informazione.

Tornando al ricorso, c’è stato qualcuno che ha voluto pensarci, altri che hanno preferito non apparire perché temevano ritorsioni. Alla fine si sono appunto riuniti in 16, seguiti da un unico studio legale. “Lo ripeto, è una nota non vincolante – continua il farmacista – ma se arrivano poi dei controlli ci creano problemi. C’è stata già la notizia di una farmacia a cui è stata contestata una spedizione di cannabis terapeutica con corriere. L’ispezione era arrivata prima della nota, ma notifica è invece arrivata dopo la nota”.

A livello di tempistiche, tra le festività e la situazione Covid, per avere una sentenza dal Tar sul ricorso stimano un tempo di attesa di circa 6 mesi: “Ci aspettiamo che i giudici considerino la legge senza dietrologie. La legge è legge, nel contesto del panorama informativo è chiarissima. Noi ci stiamo provando e secondo me abbiamo ragione da vendere. Io sono fiducioso e ottimista”. E, a proposito di leggi, Ternelli ricorda: “La cannabis in Italia è diventata farmaco dalla mezzanotte del 23 febbraio 2013. Ormai sono già 7 anni”.

Vesna Zujovic