Cannabis e animali: la guida per scegliere la terapia giusta e personalizzarla per il paziente

Ottobre 29 2021 | Uso veterinario

In questo nuovo articolo per Cannabisterapeutica.info la dottoressa Elena Battaglia, veterinaria esperta anche in trattamenti a base di cannabis, spiega passo per passo come fare a scegliere la terapia migliore per il proprio animale. Dalla valutazione del paziente alla sua storia e i farmaci che assume, passando per la scelta di CBD full spectrum o cannabis terapeutica per arrivare al giusto prodotto e la corretta concentrazione, i dosaggi e i componenti aggiuntivi: ecco come dovrebbe comportarsi un terapista cannabico. 

Come si arriva a scegliere la terapia giusta quando si vogliono usare i cannabinoidi? Prima di tutto si parte dal paziente. Questo significa prendere in considerazione ogni aspetto del paziente.

Inizieremo valutando che tipo di animale dobbiamo curare: cane, gatto, cavallo, maiale, coniglio ecc.

Dopo prenderemo in considerazione la patologia per la quale vogliamo utilizzare i cannabinoidi. Prima di scegliere però la terapia dobbiamo fare ancora qualche passo indietro.

Dobbiamo sapere la storia di quell’animale, nei limiti del possibile: ha avuto patologie pregresse? Ha allergie di qualche tipo? (le gocce di CBD e cannabis di solito sono in olio d’oliva, in MCT, oppure in olio di canapa). Sarà necessario sincerarsi che non ci siano intolleranze ai vari oli prima di scegliere le gocce che possono andare bene per quel paziente.

Terapia con cannabinoidi: l’animale è in cura con altri farmaci?

Purtroppo, spesso, non ci si ferma a valutare eventuali interazioni dei cannabinoidi con i farmaci che vengono utilizzati abitualmente. A disposizione esistono diversi siti (es. www.drugs.com) che permettono di controllare in pochi secondi eventuali interazioni. Questo passaggio è fondamentale. Se dovessero presentarsi eventuali effetti collaterali, dobbiamo poter capire se è dovuto alla malattia del paziente oppure a un’interazione (se esiste) con i farmaci che stà già assumendo. Un esempio potrebbe essere l’utilizzo del Gabapentin nei cani in terapia con la cannabis. Ad alcuni cani, purtroppo la combinazione Cannabis- Gabapentin determina un aumento della sonnolenza piuttosto evidente. Il problema è facilmente risolvibile (di solito basta diminuire leggermente la dose di Gabapentin) però se uno non lo sa potrebbe diventare un problema per il proprietario dell’animale che magari si spaventa e smette di usare la cannabis.

Altro punto importante, oltre all’ aspetto “fisico” del paziente dobbiamo avere anche delle informazioni sul suo carattere. Questo è necessario per scegliere la varietà di cannabis. Per un paziente già molto tranquillo di suo, di solito non scegliamo una varietà o una combinazione di varietà che potrebbe “rilassare” ancora di più quel soggetto.

Una volta che abbiamo fatto il punto possiamo andare a scegliere il tipo di terapia che meglio si addice per quel paziente.

Ovviamente la gravità della patologia ci deve indirizzare verso l’utilizzo o meno del THC per quel che riguarda la maggior parte dei casi (dolore, artrosi, cancro, malattie neurologiche). Quindi il primo passo è scegliere se iniziare con il CBD full spectrum o con la cannabis.

Perché non il solo CBD, o CBD galenico/in cristalli?

Personalmente preferisco avere a disposizione tutta la pianta (cbd full spectrum) per poter sfruttare l’effetto “entourage”.

Perché scegliamo un CBD full spectrum rispetto alla cannabis?

Non è solo questione di “gravità” della patologia, a volte è più indicato il primo, ad esempio nella maggior parte dei problemi comportamentali e nelle dermatiti.

Ci sono poi casi in cui si parte con un cbd full spectrum e poi si passa alla cannabis perché non è “sufficiente” per quel paziente.

Come scegliamo un CBD full spectrum?

Ovviamente seguendo le indicazioni di un esperto. Bisogna sapere che esistono diversi tipi di CBD full spectrum in commercio e NON sono tutti uguali.

Come si fa a sapere la differenza?

Bisogna avere a disposizione le “analisi di laboratorio” dove ci sono indicate le quantità dei vari cannabinoidi presenti nell’olio. Questo perché anche i cannabinoidi minori (CBDA, CBG, CBC, CBN) danno il loro contributo alla terapia e a volte avere una maggiore quantità di uno di questi è meglio per una patologia rispetto ad un’ altra (ad esempio CBG per ansia e stress).

Tutto questo è fondamentale per arrivare a “cucire addosso” la terapia al singolo paziente.

Una volta che si è giunti a scegliere il tipo di CBD il passaggio successivo è la dose. Per quel che riguarda la dose, con migliaia di pazienti trattati, posso dire che spesso la “dose minima” può essere sufficiente. Partire da dosi più alte può dare effetti collaterali (eccessiva sonnolenza) in soggetti (rari) particolarmente sensibili al CBD, con tutte le problematiche del caso (padroni che interrompono la terapia).

Cosa succede se invece in terapia abbiamo deciso di utilizzare la Cannabis Terapeutica?

Primo passo sarà quello di scegliere la varietà (o mix di varietà) più indicata per quella patologia compatibilmente con l’indole del cane. Una volta scelta la varietà dobbiamo procedere a scegliere che tipo di concentrazione ci serve per quel paziente.

Cosa significa “concentrazione”?

A seconda del tipo di cannabis che viene utilizzata ogni goccia contiene una certa quantità di THC in mg. Dobbiamo fare in modo che la concentrazione del nostro preparato sia idonea al peso del nostro paziente, questo per permetterci di “dosare” meglio la terapia.

Uno Shitzu avrà di solito una preparazione con concentrazione di THC di circa 0,2 mg di THC per goccia, mentre un Terranova utilizzerà una concentrazione di 0,5 mg di THC per goccia.

Ma la cannabis non è come un farmaco qualunque, non abbiamo preparazioni “già pronte”, molte volte dobbiamo “adeguare” la varietà che ci serve per avere una preparazione con un rapporto CBD:THC di 1:1. In questo caso ci viene incontro il CBD galenico. Se ad esempio vogliamo utilizzare la varietà BEDICA ( 14% THC, < 1% CBD), in base ai gr. di Bedica che sceglieremo di utilizzare faremo aggiungere dal farmacista la quantità necessaria di CBD per arrivare ad avere un rapporto 1:1.

A volte non ci basta l’ effetto di una sola varietà, anzi molto spesso l’utilizzo di due varietà insieme di Cannabis ci permette di “risolvere” più problematiche, oppure avere un effetto maggiore nel caso di pazienti oncologici.

E il dosaggio della cannabis?

Esistono dosaggi indicativi di partenza che permettono di non rischiare di “sballare” il paziente. Questo non è tanto un problema nei gatti che sopportano meglio il THC quanto nei cani che sono più sensibili al THC, avendo più recettori a livello cerebrale.

Ma è davvero finita qui?

No, perché si può personalizzare ulteriormente la terapia! Come si personalizza ulteriormente la terapia quando si è già scelto il tipo di cannabis da usare, il tipo di Carrier, o olio in cui far preparare la cannabis e il dosaggio?

Si valuta la possibilità di aggiungere un cannabinoide tipo il CBG, oppure di aggiungere un Terpene. Questo per avere un effetto ancora maggiore nel caso di certe patologie: oncologici, pazienti con grave artrosi, epilettici. I Terpeni sono un po’ come quel mix di spezie che si aggiunge in cucina in piccola quantità ma che cambiano il sapore della ricetta. In effetti anche la nostra è una ricetta in tutti i sensi.

Quando si arriva qua è finita?

No! Bisogna vedere come il paziente reagisce al piano terapeutico che abbiamo elaborato. Se siamo stati bravi è un successo, a volte però la malattia progredisce e la nostra ricetta non va più bene.

Allora cosa si fa?

Si rivaluta il paziente e se necessario si elabora un nuovo piano terapeutico con una varietà diversa o un mix diverso.

Troppo spesso vedo persone che pensano che una volta scelta una varietà se non funziona non ha senso continuare ad usare la cannabis. Questo son sciocchezze, ci sono tantissimi mix che si possono fare con le varietà a disposizione e diversi terpeni che si possono aggiungere. Quindi mettere dei limiti alla terapia con la cannabis è decisamente riduttivo. MOLTO RIDUTTIVO.

Il compito del terapista cannabico, come lo chiamo io, non è semplice, anzi, però è decisamente molto stimolante. Riuscire a sviscerare le necessità di un paziente valutandolo nell’ insieme è una vera sfida. Poi, si sa, nel mondo della cannabis tutto cambia molto velocemente e ci sono continue scoperte su cannabinoidi minori e anche sull’utilizzo dei flavonoidi. Bisogna essere sempre aggiornati sulle ultime ricerche per poter continuare a “personalizzare” il più possibile le terapie.

Dottoressa Elena Battaglia

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