Sequestrata una pianta di cannabis a Trisciuoglio: c’è bisogno dell’ennesimo processo a un paziente?

Novembre 6 2021 | Senza categoria, Storie

Nello scrivere dell’ennesimo sequestro di una pianta di cannabis a un paziente con regolare prescrizione, fatichiamo a trovare le parole adatte. Perché probabilmente non ci sono, e, anche chi di mettere in fila parole ne ha fatto una professione, davanti a ciò che succede in Italia nel sistema della cannabis medica, resta appunto senza.

Dal 2015, anno in cui abbiamo iniziato a produrre cannabis medica in Italia, regolarmente prescrivibile dal 2013 e introdotta nel sistema sanitario dal 2007, sono cambiati ministri della Salute, funzionari e burocrati, nel mondo sono sempre di più i Paesi che la rendono legale, l’OMS nel 2020 ne ha riconosciuto definitivamente le proprietà mediche, eppure in Italia tutto resta com’è. Nel 2017 ai pazienti che non potevano più aspettare a causa della continua carenza di cannabis il ministero della Salute aveva risposto che “la cannabis arriverà”. Son passati 4 anni e la stanno ancora aspettando. Era lo stesso anno in cui dallo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze ammettevano che riuscivano a soddisfare le richieste di un paziente su 5. Da allora non è cambiato nulla. La produzione a Firenze resta bassissima, circa 100 chili l’anno, non abbiamo aumentato le importazioni, non abbiamo dato il permesso alle 5 aziende importatrici di poterla acquistare da un soggetto diverso dal ministero della Salute olandese e non abbiamo aumentato il numero di produzioni italiane. La recente apertura del sottosegretario Costa resta quello che è: una bella speranza che, se le cose andranno spedite, permetterà di vedere della nuova cannabis tra 3 anni.

E intanto i pazienti sono senza cannabis, alcuni provano ad autoprodurla, e finiscono arrestati o sotto processo. Il caso di Walter De Benedetto ai nostri politici non ha insegnato nulla. Poco dopo c’è stato quello di Christian Filippo, paziente calabrese arrestato per lo stesso motivo. E oggi quello di Andrea Trisciuoglio, che da anni si batte per i diritti dei pazienti che usano la cannabis. E sono quelli che vengono raccontati sui giornali, in realtà sono decine e decine ogni anno.

Andrea Trisciuoglio “Siamo alle solite”, mi risponde Andrea Trisciuoglio al telefono, “passa il tempo ma i problemi sono sempre gli stessi”. Andrea Trisciuoglio si trovava a Taranto insieme all’amico Davide Scrano, dell’associazione Deep Green e alla sua compagna. Sono stati fermati e trovati in possesso di cannabis light, con THC sotto ai limiti di legge e, dopo una perquisizione in casa ad opera di 5 agenti, è stata sequestrata una piantina di cannabis con livelli di THC più alti, che Andrea stava coltivando perché da mesi nelle farmacie pugliesi il Bedrocan, la varietà di cannabis olandese a lui prescritta, non arriva. “Ci hanno sequestrato la pianta e abbiamo passato il pomeriggio in caserma. Ora ci sarà il processo, ma sulle tempistiche non sappiamo ancora nulla”, sottolinea Andrea, che spiega: “Sono senza cannabis da mesi, nelle farmacie non c’è e non arriva ed è una cosa che non posso più accettare“.

“Trisciuoglio”, sottolinea l’avvocato Angelo Ippolito, “è un paziente che ha diritto alla cannabis medica e ha una regolare prescrizione di cannabis terapeutica proprio perché affetto da sclerosi multipla. Il problema è che non ci sono forniture di cannabis sufficienti a livello nazionale per sopperire alla domanda, per cui ci sono dei lunghi intervalli di tempo nei quali non è possibile avere la cannabis presso le farmacie. Il mio assistito è un attivista del partito Radicale che ha fatto diverse manifestazioni a livello nazionale per denunciare questa situazione in cui una terapia non è disponibile. In una delle ultime manifestazioni ci fu una distribuzione di queste piantine come atto di disobbedienza civile al fine di sopperire alla mancanza della terapia. Questa piantina è una di quelle”.

“Le forze dell’ordine hanno trovato anche della cannabis light, a basso contenuto di THC e alto di CBD. Le evidenze scientifiche spiegano che sia il CBD che il THC sono componenti che evitano spasmi e contrazioni muscolari nella sclerosi multipla, ad esempio, dando benefici e sollievo anche nella terapia del dolore”.

“Ci troviamo davanti ad una grande contraddizione”, sottolinea l’avvocato che difende Trisciuoglio, “che è innanzitutto una spreco di denaro pubblico. Dall’impiego dei 5 agenti al sequestro, passando per le analisi di rito e tutto l’apparato che comprende la magistratura, gli avvocati e il processo, per quella che è una terapia per pazienti che da una parte devono veder riconosciuto il diritto di cura e che dall’altra parte viene negato nei fatti“.

“Il problema è che le carceri sono piene di reati minori di questo tipo, che distraggono l’attenzione da condotte più gravi e soprattutto portano all’attuale sovraffollamento. La cosa sconcertante per il cittadino è la contraddizione del sistema, che da avvocato si percepisce ancora di più: c’è una prescrizione medica e una patologia che ha portato in sedia a rotelle questo paziente, e dall’alto lato un beneficio evidente sulla sua condizione e sul suo stato di salute, però dovuto ad un’azione non consentita dalla legge. E’ un sistema che non può reggere sui diritti che vengono disattesi”.

In tutto questo, mentre il Lussemburgo ha autorizzato l’autoproduzione di 4 piante di cannabis per famiglia, ricordiamo che sono state depositate oltre 630mila firme per un referendum sulla cannabis che depenalizzerebbe proprio la coltivazione ad uso personale.

Mario Catania