Studiare il sistema endocannabinoide per trovare nuove terapie per il glioblastoma

Dicembre 28 2021 | cancro, Iniziative / Progetti

È stato approvato tra i Progetti di rilevante interesse nazionale (Prin) il progetto di ricerca sul ruolo del sistema cannabinoide nelle interazioni fra cellule neoplastiche e Macrofagi-tumore associati (TAM).

Per saperne di più abbiamo intervistato il responsabile del sottoprogetto Endocannabinoidi e TAM, il professor Massimo Ivan Nabissi, docente del dipartimento di Patologia Generale ed Immunologia dell’Università di Camerino (MC) che da anni studia le potenzialità della cannabis nel trattamento dei tumori e il correlato ruolo del sistema cannabinoide.

Fare ricerca in Italia comporta numerose sfide, soprattutto se all’equazione si aggiunge la cannabis medica. Quando e perché ha iniziato a studiare il rapporto tra cannabis e cancro? Cosa l’ha spinta in questa direzione?
Lo studio dei fitocannabinoidi è iniziato nel 2008 con le prime sperimentazioni nel glioblastoma per poi proseguire anche nel mieloma multiplo. Da quella data i progetti sono andati sempre in crescendo, con richieste di sviluppare nuove terapie cannabinoidi a supporto delle terapie standard. I primi studi sono nati in quanto uno dei fitocannabinoidi che abbiamo studiato risultava una molecola con effetto attivante per un recettore presente in tessuti tumorali di glioblastoma. Da lì abbiamo iniziato questo percorso che prosegue tuttora.
Rispetto ad anni fa non trovo particolari difficoltà nel reperire fitocannabinoidi puri. Anche se, in alcuni casi, sicuramente i dati preclinici risultano ancora preliminari per avviare studi clinici nell’uomo, per alcuni tumori, la ricerca preclinica ha permesso invece l’avvio di studi clinici. I primi studi clinici pubblicati hanno sicuramente permesso di vedere la terapia con cannabis medica sotto una luce diversa, almeno in diversi paesi come Canada, Israele, Australia e una certa attenzione si sta sviluppando anche in alcuni paesi europei.

In una precedente intervista pubblicata su Cannabisterapeutica.info ci ha raccontato del suo studio sulle potenzialità della cannabis sul trattamento del Mieloma Multiplo. Ci sono stati nuovi sviluppi?
Negli ultimi due anni sono stati approvati degli studi clinici in Australia, Canada e Israele che stanno valutando l’effetto di estratti di cannabis medica o singoli fitocannabinoidi in combinazione con le terapie standard. Probabilmente nel 2022 dovrebbero uscire i primi dati clinici, come sta già avvenendo per altri studi clinici sempre in ambito oncologico e cannabis medica.

Quali altre ricerche ha svolto per studiare il rapporto tra cannabis e/o sistema cannabinoide e cellule tumorali? Può condividere con noi una breve panoramica del suo lavoro di ricerca e dei risultati ottenuti?
Abbiamo iniziato una decina di anni fa studiando il ruolo dei fitocannabinoidi nel tumore al cervello e mieloma multiplo, ricerche che stanno proseguendo con la valutazione sperimentale del ruolo di altri fitocannabinoidi e combinazioni con chemioterapici e altre molecole di interesse oncologico.
Da alcuni anni abbiamo implementato la ricerca iniziando a lavorare anche nel tumore al pancreas, tumore all’endometrio e in alcune patologie infiammatorie croniche. Abbiamo già pubblicato alcuni lavori relativi a queste ricerche e adesso abbiamo in corso degli studi in modelli animali. La ricerca nel tumore al pancreas è in parte finanziata dalla Fondazione Guarino Amor onlus che si occupa di Terapie integrate e Ossigeno-Ozono terapia, mentre le altre sono in collaborazione con finanziatori stranieri.

In cosa consiste il nuovo progetto di ricerca sul ruolo del sistema cannabinoide nelle interazioni fra cellule neoplastiche e Macrofagi-tumore associati? Qual è l’obiettivo?
Il glioblastoma è un tumore cerebrale aggressivo e immunocompromesso con poche opzioni terapeutiche. Lo sviluppo di nuove terapie richiede una migliore comprensione della comunicazione bidirezionale tra il tumore e il tessuto cerebrale circostante. Lo scopo di questo progetto multidisciplinare è quello di investigare anche il ruolo del sistema immunitario cerebrale nel modulare le interazioni con il tessuto tumorale. Per questo studio si sono unite diverse competenze nel campo dell’oncologia, dell’immunologia e neuroscienze, per analizzare le interazioni neurali-immuni-cancro e identificare nuove strategie antineoplastiche. Nel complesso, questo progetto getterà nuova luce sulle interazioni tra neuroni, cellule tumorali, cellule gliali e cellule immunitarie infiltranti, cercando di identificare nuovi bersagli terapeutici cellulari e molecolari per lo sviluppo di nuove terapie non invasive per il glioblastoma.

Come si svilupperà il progetto?
Le singole unità operative hanno un progetto di ricerca ben delineato da svolgere nella prima fase della sperimentazione. Nella seconda fase i dati raccolti serviranno per permettere una serie di interazioni fra i vari componenti del progetto al fine di identificare una strategia comune che unisca gli studi immunitari a quelli oncologici e neurologi.

Secondo lei, tra quanto si otterranno i primi risultati?
Il progetto è triennale, ma già dopo il primo anno speriamo di poter fornire i primi dati sperimentali sia in modelli cellulari che animali.

Oltre all’Università di Camerino, ci sono altre realtà coinvolte in questo progetto? Chi la affiancherà?
Nel progetto sono coinvolte l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza, l’Università degli Studi di Padova, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Università “Campus Bio-Medico” di Roma.

Martina Sgorlon