La marijuana non causa la schizofrenia: nuovo studio dalla Harvard University

La marijuana non causa la schizofrenia: nuovo studio dalla Harvard University

Un nuovo studio scientifico dell'Università di Harvard getta una nuova luce sul rapporto tra consumo di cannabis e psicosi. Secondo i ricercatori della Harvard Medical School, "non c'è ancora un prova scientifica definitiva del fatto che l'uso di cannabis possa causare psicosi".

Come racconta Leafscience.com, il loro ultimo studio, pubblicato la scorsa settimana sulla rivista Schizophrenia Research, indaga sul ruolo dei fattori genetici nella schizofrenia, arrivando alla conclusione che il consumo di marijuana in sé non aumenta il rischio di sviluppare la malattia.

"In sintesi - scrivono gli autori - possiamo concludere che la cannabis non causa psicosi da sé. In individui geneticamente vulnerabili la cannabis può modificare l'insorgenza della malattia, la gravità e l'esito, ma nel nostro studio non abbiamo trovato prove del fatto che possa causare la psicosi".

Il team, guidato da Lynn DeLisi, professoressa di Psichiatria alla Harvard Medical School, ha confrontato le storie familiari di 108 pazienti con schizofrenia e 171 persone senza schizofrenia per determinare se l'uso di cannabis è stato un fattore nello sviluppo del disturbo. Hanno scoperto che episodi pregressi di schizofrenia in famiglia aumentano il rischio di sviluppare la malattia, indipendentemente dall'utilizzo o meno di cannabis.

Gli autori sostengono la necessità di ulteriori studi per verificare se la marijuana possa interagire con i fattori genetici ed influenzare l'età in cui si sviluppa la schizofrenia. Tuttavia, gli ultimi risultati forniscono prove sufficienti per la dottoressa DeLisi e il suo team nel sostenere che "è improbabile che sia la causa della malattia".

E' inoltre da notare che: "Sono gli effetti del THC che vanno tenuti sotto controllo, visto che il CBD è il componente che si ritiene abbia valore medicinale, anche nella schizofrenia".

Lo studio ha ricevuto un finanziamento dal National Institute of Drug Abuse (NIDA)

 

11 dicembre 2013
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