Studio dell’Università di Harvard: la cannabis migliora le capacità cognitive

Novembre 9 2016 | Studi scientifici

cannabis-brainLa cannabis può aiutare a migliorare le performance cognitive. E’ il risultato di uno studio in corso che coinvolge ricercatori del McLean Hospital dell’Università di Harvard in collaborazione con gli studiosi dell’Università di Tuft, che è stato pubblicato su Frontiers in Pharmacology.

“Splendor in the Grass? A Pilot Study Assessing the Impact of Medical Marijuana on Executive Function”, questo il titolo dello studio scientifico, ha esaminato le performance cognitive – intendendo i processi mentali del nostro cervello che ci permettono di utilizzare le conoscenze acquisite – di 24 pazienti che fanno di uso di cannabis per motivi medici misurando le loro capacità cognitive con test come lo Stroop Color Word Test o il Trail Making Test.

Secondo un report dei ricercatori del McLean Hospital questo è il primo studio che esamina in modo specifico gli effetti della cannabis sull’andamento cognitivo “e gli aspetti correlati” attraverso il monitoraggio di base delle prestazioni cognitive del paziente prima del trattamento e dopo 3, 6 e 12 mesi di trattamento con cannabis.

“Dopo tre mesi di trattamento marijuana medica, i pazienti avevano in realtà risultati migliori in termini di capacità di eseguire alcuni compiti cognitivi, in particolare quelli mediati dalla corteccia frontale”, ha spiegato Staci Gruber, capo ricercatore e direttrice del programma di ricerca neuroscietifica sulla cannabis (MIND) al McLean Hospital.

I ricercatori hanno anche osservato una diminuzione del 42% nel consumo di oppiacei tra i partecipanti allo studio, miglioramento del sonno e della salute generale, soprattutto in relazione alla depressione e impulsività. “Questo è importante, in particolare per chi come noi in Massachusetts e in altre aree del paese soffre l’epidemia di oppiacei che sta devastando così tante persone”, ha detto la Gruber.

I pazienti, reclutati tra persone che non facevano uso di cannabis prima della studio, hanno ricevuto cannabis per le proprie patologie e l’hanno consumata in diversi modi, tra cui vaporizzatori, prodotti commestibili, prodotti topici ed infiorescenze. Anche i livelli di cannabinoidi erano differenti e variavano in base alle esigenze del paziente, alcuni avevano varietà con alto valore di CBD, mentre altri con livelli più alti di THC, o THCA.

“Una delle grandi cose da sottolineare di questo studio è la prova che i pazienti che fanno uso di cannabis non avranno decrementi cognitivi associati al consumo di cannabis“, ha concluso  la Gruber.

Redazione cannabisterapeutica.info

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