Nuova smentita: l’uso di cannabis in adolescenza non porta modifiche al cervello in età adulta

Cannabis, adolescenti e cervello: l’argomento è di quelli molto dibattuti e sui quali negli ultimi anni si stanno concentrando diversi studi scientifici.

Ripercorrendo le ultime ricerche in materia sembra che la scienza non riesca a dare risposte univoche su un tema importante per la sanità pubblica e la salute dei più giovani. Accanto a ricerche che hanno individuato la cannabis ad alto livello di THC come possibile fattore scatenante di psicosi nelle persone geneticamente predisposte, o altri studi che paventavano possibili modifiche al cervello o danni alla memoria, ce ne sono altre che invece, dopo aver preso in considerazione i cosiddetti fattori confondenti come la situazione sociale, l’utilizzo di altre sostanze e la genetica degli individui, avevano smentito queste possibili correlazioni. Ad aggiungere nuovi punti di vista poi ci sono stati studi che hanno sottolineato come piccole quantità di THC possano invece favorire la neurogenesi e rallentare il declino cognitivo.

In questa complessità, un nuovo punto di vista è stato di recente raccontato da uno studio scientifico, secondo il quale, l’uso di cannabis in adolescenza, non modificherebbe il cervello dei giovani una volta diventati adulti.

Nel lavoro curato dai ricercatori delle Università dell’Arizona e di Pittsburgh e pubblicato su Drug and Alcohol Dependence, la conclusione è che “L’uso di cannabis in adolescenza non è associato a differenze nella struttura cerebrale degli adulti”.

Per arrivare a questo risultato i ricercatori spiegano di aver analizzato i dati di uno studio longitudinale che ha seguito 1000 ragazzi che hanno compilato dei report sull’utilizzo di cannabis ogni anno da quando avevano 13 anni fino all’età di 19 identificando 4 diverse modalità di consumo che andavano dal nessun utilizzo fino a quello intenso.

Un sottogruppo di ragazzi che ne comprendeva 181 è stato poi sottoposto a neuroimaging strutturale in età adulta, in media tra i 30 e i 36 anni. E i ricercatori hanno svolto test per capire se, in base alle diverse modalità di consumo, ci fossero differenze nella struttura del cervello degli adulti in 14 regioni tra cui sei subcorticali (solo volume: amigdala, ippocampo, nucleus accumbens, caudate, putamen e pallido) e otto regioni corticali (volume e spessore: giro frontale superiore; giro frontale frontale medio caudale e rostrale; giro frontale frontale inferiore, diviso in pars opercularis, pars triangularis e pars orbitalis; giro orbitofrontale laterale e mediale).

Nei risultati riportano che: “I ragazzi in diversi sottogruppi di modalità di consumo non differivano sulla struttura del cervello degli adulti in nessuna regione di interesse subcorticale o corticale”.

Redazione di cannabisterapeutica.info

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