I pazienti scrivono a Speranza chiedendo che non venga calpestato l’articolo 32 della Costituzione

Ottobre 19 2020 | Storie / Testimonianze

Dopo le promesse, il silenzio. E così i pazienti del Comitato Pazienti Cannabis Medica e quelli dell’Associazione Pazienti Cannabis Medica si sono nuovamente rimboccati le maniche, hanno ripreso carta e penna, e hanno scritto di nuovo alle istituzioni. Senza nessuna pretesa e senza nessuna provocazione, ma con la consapevolezza che da ministero della Salute debbano arrivare delle risposte rapide e chiare.

E oltre ad una lettera aperta firmata da decine di medici, farmacisti e pazienti inviata al ministro della Salute Roberto Speranza, al vice Pierpaolo Sileri e ai dirigenti Germana Apuzzo e Achille Iachino, hanno anche lanciato una raccolta firme online (clicca QUI per firmare anche tu).

“Questa è l’ulteriore lettera di denuncia che verrà inviata al ministero e i suoi tecnici che continuano a calpestare l’articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana”, scrivono in modo fermo nell’apertura della denuncia online per poi rilanciare tutte le problematiche che sussistono per migliaia di pazienti italiani che utilizzano la cannabis medica per la propria patologia, rinnovando un appello alle istituzioni per sottolineare le difficoltà che quotidianamente vivono sulla loro pelle.

Istanze che erano state raccontate a voce proprio dal Comitato, in un incontro online avuto a fine luglio con il viceministro Sileri, che aveva risposto dicendo che il tempo delle attese era finito e che era giunto quello di mettersi al lavoro per risolvere i problemi. Dalla fine di quella chiacchierata è tornata la carenza di cannabis, è stata emanata una circolare secondo la quale sarebbero vietati gli oli e le resine e anche la consegna con corrieri dei prodotti a base di cannabis dalla farmacie, e poi un decreto che inserisce le. composizioni orali con CBD naturale nella tabella dei medicinali all’interno del testo unico sugli stupefacenti. Chissà cosa sarebbe successo se l’intenzione fossa stata l’opposta.

Nella lettera viene ricordata la situazione insostenibile per la continua carenza di cannabis, i dubbi sulla circolare del 23 settembre, chiedendo che venga abolita, l’erogazione tramite SSN, la garanzia della continuità terapeutica, l’aggiornamento delle patologie, l’aumento di importazione e produzione di cannabis, i corsi per i medici, la ricerca scientifica e la definizione dei criteri per il rinnovo della patente per chi fa uso di cannabis.

Ultimo punto, ma non meno importante, è il chiarimento sul fatto che il decreto del ministero della Salute che inserisce i preparati ad uso orale a base di cannabis naturale nella tabella dei medicinali all’interno del testo unico sugli stupefacenti, non valga per i preparati galenci realizzati in farmacia. Perché, se così non fosse, significherebbe che tutti i pazienti che ad oggi si curano con l’olio, e sono la maggior parte – dai bambini in età pediatrica fino agli anziani con patologie neurodegenerative – sarebbero costretti ad acquistare l’Epidiolex, del quale ancora non si conosce il costo, non si sa se sarà a carico del sistema nazionale, e soprattutto è indicato solo per il trattamento di due forme di epilessia farmaco-resistente, mentre l’olio ad oggi viene utilizzato per molte più patologie. Non solo, perché un problema non da poco potrebbe essere quello del costo: in America, dove il farmaco è già disponibile, le associazioni di pazienti hanno denunciato che un anno di trattamento con Epidiolex, può costare più di 30mila dollari, cifre proibitive per la stragrande maggioranza dei nostri pazienti.

Mario Catania

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