Le potenzialità della cannabis contro il cancro sono note da quasi 50 anni

Ottobre 27 2020 | cancro, Studi scientifici

“La cannabis può curare il cancro? – Stato della scienza e prassi ospedaliera” – questa è stata la domanda centrale della conferenza tenutasi nei giorni scorsi a Bolzano alla quale hanno partecipato medici ed esperti dalla Germania e dall’Italia.

I due rappresentanti dell’azienda sanitaria dell’Alto Adige il Dott. Giuseppe Cristina, Direttore del Servizio di Medicina Complementare, e il Dott. Herbert Heidegger, Primario del reparto Ginecologia e Ostetricia, hanno parlato su come affrontare la malattia “cancro” e sui vari metodi di trattamento integrato.

Dopo le presentazioni di esperti e oncologi, nonché dei pazienti oncologici dell’Alto Adige, la discussione finale si è concentrata sulla cannabis come trattamento aggiuntivo nella terapia classica contro il cancro. Infine i medici presenti hanno elaborato un appello all’azione per l’assessore provinciale alla salute, la Giunta Provinciale e per l’azienda sanitaria.

Secondo il CSC Bolzano, che ha organizzato l’iniziativa, “I malati di cancro in Alto Adige spesso non hanno accesso al trattamento con la cannabis medica. La difficoltà o il rifiuto alla prescrizione della cannabis, quando indicata, o la ricerca di un medico che la prescriva, sono oneri aggiuntivi per i pazienti oncologici che sono difficili da sopportare. Sensibilizzare il personale medico, i dirigenti e le autorità nel campo dell’assistenza sanitaria in Alto Adige, nonché informare la società sull’uso medico della cannabis in ambito medico generale e in particolare oncologico diventano una necessità”.

Lo scopo centrale è il miglioramento della salute e della qualità di vita di pazienti oncologici

Uno dei compiti più importanti della medicina è quello di alleviare il dolore e la sofferenza dei pazienti. A tal fine è necessario utilizzare tutti i mezzi disponibili. Il diritto del paziente ad un aiuto globale deve essere al centro dell’attenzione. I responsabili della conferenza, il Dr. Roberto Pittini, direttore scientifico dell’associazione di pazienti “Cannabis Social Club” e il presidente, Peter Grünfelder, lo sottolineano e inviano ai media l’appello ad agire come risultato di questa conferenza e chiedono ai rappresentanti dei media di riferire in merito.

Le potenzialità della cannabis contro il cancro sono note da quasi 50 anni

Oltre che per trattare i sintomi del cancro e ridurre gli effetti collaterali delle terapie tradizionali, la cannabis è studiata anche per le sue potenzialità nel combattere direttamente diversi tipi di tumore; ci sono ormai un centinaio di studi su cellule e cavie animali che dimostrano come diversi cannabinoidi inneschino vari meccanismi che uccidono le cellule tumorali senza danneggiare quelle sane. Quello che manca, come mi ha raccontato Manuel Guzman, pioniere della ricerca in questo settore, sono gli studi clinici che testino queste potenzialità sui pazienti.

Come ho scritto nel mio libro “Cannabis. Il futuro è verde canapa“, una data che fa da spartiacque in questo genere di studi è il febbraio del 2000, quando un team di ricercatori guidato proprio da Manuel Guzman, dimostrò che il THC era stato in grado di eliminare il tumore incurabile al cervello in cavie da laboratorio. Lo studio fu pubblicato successivamente dalla rivista Nature.
In pochi sanno però che sono quasi 50 anni che si ha notizia di queste potenzialità. Era il 1974 quando i ricercatori del Medical College of Virginia, che era stato finanziato dal National Institute of Health per trovare le prove che la cannabis causasse il cancro, scoprirono invece che il THC aveva rallentato la crescita di tre tipi di cancro nei topi (al polmone, al seno e nella leucemia indotta da virus), “rallentando la crescita dei tumori e prolungando le loro vite del 36%”. I risultati furono pubblicati l’anno successivo sul Journal of The National Cancer Institute. Nonostante questo, il governo americano non rese pubblici i risultati e si rifiutò di proseguire le ricerche.

I lavori scientifici dei dieci anni successivi sono invece riassunti nella review “Cannabinoid for cancer treatment: progress and promise” pubblicata nel 2008. Nell’abstract viene sintetizzato in modo chiaro che: “I cannabinoidi sono una classe di composti farmacologici che offrono potenziali applicazioni come farmaci antitumorali, basati sulla capacità di alcuni componenti di questa classe di limitare l’infiammazione, la proliferazione e la sopravvivenza cellulare. In particolare, prove emergenti suggeriscono che gli agonisti dei recettori dei cannabinoidi espressi dalle cellule tumorali possono offrire una nuova strategia per curare il cancro”. Un’altra importante review su questo tipo di studi è stata pubblicata nel 2012 su Nature Reviews Cancer.

Massimo Nabissi è un ricercatore dell’Università di Camerino che lavora da tempo su questa tematica con studi e pubblicazioni su questi meccanismi. “Oramai lo studio dei cannabinoidi per le loro proprietà anti-cancerogene è una realtà, ed è assurdo che ci sia una mentalità così restrittiva: sul tumore al polmone, alla mammella, alcuni dati sul pancreas, sul tumore cerebrale e sul mieloma, di studi pre-clinici ce ne sono almeno un centinaio, sempre più dettagliati: quello che manca è la ricerca clinica eseguita sui pazienti. Con una mole di lavori preclinici così ampia”, continua Nabissi, “non si capisce perché non vengano autorizzati i primi studi clinici. Bisognerebbe prendere le evidenze interessanti, fare un ultimo lavoro preclinico con dei parametri, in modo che, se i risultati sono buoni, si possa passare alla ricerca clinica con delle linee guida decise a priori”. L’auspicio per il futuro dunque è che “si raccolgano i dati dei vari pazienti oncologici che sono trattati con cannabis in Italia e si creino dei clinical report che raccolgano un numero maggiore di pazienti affetti dalla stessa patologie e trattati allo stesso modo, per poi riportare i risultati, in modo da avere un protocollo da seguire”.

Mario Catania

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