Covid-19 e cannabis: il CBD può migliorare la sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS)

Novembre 12 2020 | Studi scientifici

“I nostri dati dimostrano che il CBD migliora la struttura polmonare ed esercita un potente effetto antinfiammatorio nel trattamento della sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS)”, scrivono i ricercatori sottolineando che: “I futuri studi preclinici e clinici esploreranno queste entusiasmanti possibilità”.

E’ l’ennesima conferma scientifica che la cannabis e le sue molecole potrebbero essere estremamente utili per trattare il Covid-19.

In quest’ultima ricerca pubblicata sul Journal of Cellular and Molecolar Medicine, i ricercatori hanno scoperto che: “Gli effetti benefici del CBD sono stati correlati con la regolazione dell’apelina, un peptide endogeno con effetti protettivi nel tessuto polmonare. Così, l’apelina può rappresentare un nuovo bersaglio molecolare alla base degli effetti protettivi della segnalazione degli endocannabinoidi, compresa la regolazione da parte del CBD. Inoltre, l’apelina può rappresentare un biomarcatore inesplorato per la diagnosi precoce dell’ARDS. A tal fine, l’apelina può essere utile come biomarcatore prognostico e predittivo per classificare il rischio di deterioramento e la progressione della malattia. Di simile importanza, l’apelina può svolgere un ruolo potente e sensibile come biomarcatore farmacodinamico, fornendo una lettura biologica per monitorare l’efficacia di un intervento terapeutico”.

Arrivando a fare un passo in più per spiegare che: “Dato che l’apelina è anche un substrato per l’ACE2, questi risultati possono essere particolarmente rilevanti per la gestione di COVID-19”.

I ricercatori avevano già esplorato le potenzialità della cannabis nel trattamento dell’ARDS studiando però il THC. “Il Δ9-Tetraidrocannabinolo previene la mortalità da sindrome da distress respiratorio acuto attraverso l’induzione dell’apoptosi nelle cellule immunitarie, portando alla soppressione della tempesta di citochine”: è il titolo di una ricerca appena pubblicata sull’International Journal of Molecular Sciences che è stata effettuata dai ricercatori dell’Università del Sud Carolina in Columbia e da quelli del Baylor College of Medicine di Huston.

E così  hanno scoperto che: “Il trattamento dei topi affetti da ARDS mediato dal SEB con THC ha portato ad una sopravvivenza del 100%, ad una diminuzione dell’infiammazione polmonare e alla soppressione della tempesta di citochine”.

Per questi motivi, dopo aver sottolineato che ora bisognerà passare alla ricerca clinica, concludono scrivendo che: “Questo studio suggerisce che l’attivazione dei recettori dei cannabinoidi può servire come modalità terapeutica per trattare l’ARDS associato a COVID-19”.

Ma c’è anche un altro studio che individua il CBD come un componente efficace nel contrastare la tempesta di citochine causata dal Covid-19. Lo studio dei ricercatori dell’Università di Augusta in Georgia pubblicato su Cannabis & Cannabinoids Research suggerisce che il CBD può avere un impatto positivo sull’ARDS o sulla sindrome da distress respiratorio acuto – un sintomo pericoloso nel COVID-19 causato da una risposta infiammatoria. Questo è a volte indicato come una “tempesta di citochine”. Gli autori dello studio spiegano che “attualmente, oltre alle misure di supporto, non esiste una cura definitiva per l’ARDS, il che illustra l’urgente necessità di modalità terapeutiche creative ed efficaci per trattare questa complessa condizione”.

I ricercatori suggeriscono che il CBD potrebbe essere in grado di aiutare riducendo la produzione di citochine pro-infiammatorie, combattendo la tempesta. Riducendo specifiche citochine come l’interleuchina (IL)-6, IL-1b e IL-17, potremmo essere in grado di ridurre l’infiammazione e quindi porre fine alle difficoltà e ai danni respiratori. E i risultati degli esperimenti di questi ricercatori hanno sostenuto questa teoria. I topi trattati con CBD hanno visto ridotta l’espressione dell’IL-6, un importante marker per le tempeste di citochine, e abbassato i livelli di altre citochine proinfiammatorie. “Il trattamento con CBD ha invertito tutti questi indici infiammatori e ha parzialmente ristabilito l’omeostasi” spiegano gli autori. I topi trattati con CBD avevano anche un aumento dei livelli di linfociti nel sangue, che sono importanti globuli bianchi per combattere le infezioni.

Non solo, perché affermano che il CBD potrebbe svolgere un ruolo immunoterapeutico nel trattamento di gravi infezioni virali respiratorie come la COVID-19, sulla base dei risultati attuali.

Redazione di Cannabisterapeutica.info

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