Cannabidiolo (CBD): quando le impurezze fanno la differenza… O forse no?

Novembre 14 2020 | Studi scientifici

Secondo l’ICH (International Council for Harmonisation of Technical Requirements for Pharmaceuticals for Human Use) le singole molecole si possono definire PURE, e quindi farmacologicamente UGUALI sotto tutti gli aspetti di attività farmacologica, quando le impurezze sono presenti in concentrazioni inferiori allo 0,1%.

Questo permette di produrre ad esempio il paracetamolo (principio attivo della conosciutissima Tachipirina) in modi differenti, per ottenere il PARACETAMOLO PRINCIPIO ATTIVO di grado FARMACEUTICO PURO al 99.9% lasciando da parte quel 0,1% di impurezze. Naturalmente queste impurezze devono rispettare strettissimi criteri di sicurezza per non essere dannose per la salute, dannose nel senso di tossiche, tengo a precisare. Questo vale per tutte le molecole ad azione farmacologica senza distinzione alcuna, altrimenti ci sarebbe Paracetamolo A B C e via dicendo. Un caos inaccettabile e realmente inutile.

Quando invece si parla di CBD di derivazione vegetale (estratto dalla pianta di Cannabis) e di CBD sintetico (NON di derivazione vegetale) i processi regolatori del caso prendono una piega alquanto surreale, ascientifica e kafkiana.

E’ risaputo il pasticciaccio di quanto avvenuto settimane addietro con il decreto ministeriale che faceva diventare il CBD uno stupefacente sospeso in extremis forse dallo stesso ministro Speranza (o forse da chi per lui). Forse il ministro (o chi per lui) ha avuto ragione a cambiare idea, forse è sfuggito quello che la ricerca scientifica aveva dedotto e pubblicato poco tempo prima, forse una nota e seria pubblicazione era rimasta sul tavolo istituzionale in attesa di profonda lettura confondendosi tra il nuovo catalogo Ikea e la Gazzetta dello Sport. Ognuno ha le sue priorità! Anche chi con le proprie decisioni legislative si appresta a cambiare le certezze scientifiche sulle proprietà farmacologiche di molecole uguali, deve pur svagarsi!

Cerchiamo invece di spiegare quanto detto facendo un passo indietro rileggendo le motivazioni che hanno portato ad inserire il CBD tra le molecole stupefacenti. Si possono leggere nei pareri forniti i vari “tenuto conto” del parere dell’Istituto Superiore di Sanità e i “tenuto conto” del parere del Consiglio Superiore di Sanità tra cui ne spicca uno particolarmente importante: “Tenuto conto che, così come riportato nelle schede tecniche, Epidiolex cannabidiolo 100 mg/ml) contiene una concentrazione di 0,01% (p/v) di Delta-9-THC derivante dal processo di purificazione a partire dalla materia prima (droga) e che la risposta ai farmaci ed alle sostanze di abuso è in certo qual modo legata alla sensibilità individuale che determina la variabilità individuale della risposta ai farmaci. Ne consegue che non si può escludere in maniera assoluta, nonostante le probabilità siano remote, che la somministrazione di Epidiolex possa essere gravata da effetti psicotropi e/o eventi avversi legati alla concomitante presenza di Delta-9-THC. L’esposizione anche ad un esigua concentrazione di Delta-9-THC può quindi rappresentare comunque un potenziale rischio per i pazienti che assumeranno il farmaco, proprio a causa della variabilità individuale della risposta ai farmaci”.

Quindi, per intenderci, secondo quanto scritto nel “tenuto conto” il CBD estratto dalla canapa può contenere impurezze di THC quello sintetico no. Per questo motivo nel decreto e nelle delucidazione fornite dal Ministero dela Salute si escludeva dalla dizione di stupefacente il cannabidiolo di origine sintetica. Quindi cannabidiolo di origine vegetale STUPEFACENTE  e cannabidiolo di origine sintetica NON STUPEFACENTE. 

Le parti in neretto e sottolineate fanno capire il perché ci sia una, seppur remota, possibilità di attività stupefacente delle impurezze (Delta-9-THC) contenute nel cannabidiolo estratto dalla pianta di cannabis (droga). Non volendo entrare in merito al parere sul “seppur remota”, voglio far notare come quell’articolo scientifico di cui parlavo prima forse forse forse andava letto prima del catalogo Ikea ed ancor prima della Gazzetta dello Sport.

Vediamo che cosa diceva questo fantomatico articolo scientifico. Nel giugno 2020 un gruppo di ricerca italiano pubblicava un interessante articolo, intitolato “Origin of Delta-9-Tetrahydrocannabinol Impurity in Sinthetic Cannabinol”, suggerendo che forse forse forse (in letteratura scientifica forse è d’obbligo!) anche nel cannabidiolo sintetico è presente l’impurezza di THC formatisi a causa dell’umidità e dell’anidride carbonica atmosferica durante lo stoccaggio dello stesso. Quindi l’impurezza di THC è presente sia nel cannabidiolo sintetico che in quello estratto. Ahia, quest’articolo “forse, forse, forse” fa saltare un “tenuto conto” che ha portato alla distinzione tra CBD sintetico ed estratto nel “sospeso” decreto in attesa di una rivalutazione sulla pericolosità del cannabidiolo in funzione del dosaggio!

A questo punto che dire, che questa mia considerazione possa arrivare a chi non legge quello che deve leggere per far legge.

Alfredo Tundo – Farmacista titolare dell’omonima farmacia ed esperti preparazioni a base di cannabis

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