La cannabis potrebbe aiutare i pazienti Covid, anche gravi, ma nessuno la considera

Dicembre 11 2020 | Studi scientifici

Una mano importante nel trattamento del Covid-19 potrebbe arrivare dalla cannabis e dai suoi principi attivi. I ricercatori continuano a pubblicare studi scientifici molto promettenti, ma non c’è un solo governo, ospedale o medico clinico, che li abbia presi seriamente in considerazione. Sarebbe arrivata l’ora di farlo.

Il primo a parlare di cannabis in Italia come potenziale trattamento per il Covid-19 era stato il dottor Michele Privitera di Medicomm, che a Cannabisterapeutica.info aveva spiegato: “Quando ci infettiamo con il virus, lui entra nelle cellule e le danneggia e si crea una prima risposta infiammatoria. Dopodiché i pazienti in cui si complica la situazione vanno in rianimazione per la risposta infiammatoria esagerata scatenata dal virus e questo è un meccanismo in cui la cannabis va ad agire come immunomodulatore. La cannabis in quest’ottica, così come è già stato dimostrato nel trattamento di polmoniti dovute ad altri agenti virali che danno quadri patologici simili, ha dimostrato di poter migliorare i risultati clinici migliorando la risposta infiammatoria. Da medico penso che quantomeno la prova si debba fare, uno degli articoli da citare è uscito su Cell a gennaio 2020 e spiega che i meccanismi biologici e molecolari che si verificano nella sepsi, sono dovuti, oltre che alla presenza dell’agente patogeno, anche e soprattutto dalla reazione infiammatoria che è causa di stress progressivo di organi e apparati. Scriverò al ministro della Salute e nel caso di un riscontro positivo mi muoverò per cercare i capitali necessari”. Purtroppo dal ministero non è arrivata risposta. Ma la ricerca è andata avanti.

In particolare sul trattamento delle tempeste di citochine, uno dei sintomi di Covid-19 che causa infiammazione, gonfiore, dolore, perdita di funzionalità degli organi, e possono causare la morte delle cellule del corpo da parte del sistema immunitario. Se da una parte le citochine sono normalmente parte di una risposta immunitaria sana, dall’altra, se l’infezione è abbastanza grave, il nostro corpo può rilasciare troppe citochine e quindi creare un livello pericoloso di infiammazione al quale può fare seguito l’ARDS (sindrome da distress respiratorio acuto).

Gli estratti di cannabis efficaci per combattere il Covid-19 e prevenire l’infezione

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Aging suggerisce che gli estratti di Cannabis possono combattere con successo il SARS-CoV-2 e quindi prevenire l’infezione da COVID-19. Lo studio, condotto da ricercatori canadesi dell’Università di Lethbridge, si basava sul fatto che gli estratti di C. sativa, specialmente quelli ad alto contenuto di cannabinoide antinfiammatorio cannabidiolo (CBD), sono efficaci nell’alterare l’espressione genica e l’infiammazione. Lavorando sotto una licenza di ricerca Health Canada, questi ricercatori hanno sviluppato 800 nuove cultivar di C. sativa e hanno usato modelli umani artificiali 3D per esaminare se gli estratti di cannabis possono influenzare l’espressione ACE2 associata al COVID-19 .

I ricercatori hanno scoperto che 13 estratti di cannabis da loro sviluppati sono stati in grado di diminuire i livelli di proteasi ACE2, mentre alcuni estratti regolano la serina proteasi TMPRSS2 (un’altra proteina critica necessaria per l’ingresso della SARS-CoV-2 nelle cellule ospiti). In parole povere significa che questi estratti, potenzialmente, possano contribuire a bloccare i principali punti d’accesso che il virus utilizza per entrare nel nostro corpo. Gli studiosi hanno concluso che i loro risultati sono abbastanza promettenti da giustificare ulteriori indagini sull’efficacia e sul dosaggio degli estratti di cannabis per combattere la COVID-19 .

Il CBD per ridurre l’infiammazione e combattere la tempesta di citochine

Lo studio dei ricercatori dell’Università di Augusta in Georgia pubblicato su Cannabis & Cannabinoids Research suggerisce che il CBD può avere un impatto positivo sull’ARDSsindrome da distress respiratorio acuto – un sintomo pericoloso nel COVID-19 causato da una risposta infiammatoria. Gli autori dello studio spiegano che “attualmente, oltre alle misure di supporto, non esiste una cura definitiva per l’ARDS, il che illustra l’urgente necessità di modalità terapeutiche creative ed efficaci per trattare questa complessa condizione”.

I ricercatori suggeriscono che il CBD potrebbe essere in grado di aiutare riducendo la produzione di citochine pro-infiammatorie, combattendo la tempesta. “Riducendo specifiche citochine come l’interleuchina (IL)-6, IL-1b e IL-17, potremmo essere in grado di ridurre l’infiammazione e quindi porre fine alle difficoltà e ai danni respiratori”. E i risultati degli esperimenti di questi ricercatori hanno sostenuto questa teoria. I topi trattati con CBD hanno visto ridotta l’espressione dell’IL-6, un importante marker per le tempeste di citochine, e abbassato i livelli di altre citochine proinfiammatorie. “Il trattamento con CBD ha invertito tutti questi indici infiammatori e ha parzialmente ristabilito l’omeostasi” spiegano gli autori. I topi trattati con CBD avevano anche un aumento dei livelli di linfociti nel sangue, che sono importanti globuli bianchi per combattere le infezioni.

I ricercatori dello studio affermano che il CBD potrebbe svolgere un ruolo immunoterapeutico nel trattamento di gravi infezioni virali respiratorie come la COVID-19, sulla base dei risultati attuali. Già un altro studio di luglio 2020, pubblicato su Brain, Behavior and Immunity, segnalava cannabinoidi, e in particolare il CBD, come armi da utilizzare per integrare le cure nel coronavirus.

Il THC per trattare l’ARDS e potenzialmente prevenire la morte da Covid-19

I ricercatori dell’Università del Sud Carolina in Columbia e del Baylor College of Medicine di Huston si sono invece concentrati sul THC. “Il Δ9-Tetraidrocannabinolo previene la mortalità da sindrome da distress respiratorio acuto attraverso l’induzione dell’apoptosi nelle cellule immunitarie, portando alla soppressione della tempesta di citochine”: è il titolo della ricerca pubblicata sull’International Journal of Molecular Sciences che è stata effettuata dai ricercatori dell’Università del Sud Carolina in Columbia e da quelli del Baylor College of Medicine di Huston.

Per capire i meccanismi di azione del THC i ricercatori hanno quindi indotto l’ARDS in un gruppo di topi sani tramite l’enterotossina B dello stafilococco (SEB), che innesca una mortalità del 100%, per poi trattarli con il THC.

E così i ricercatori hanno scoperto che: “Il trattamento dei topi affetti da ARDS mediato dal SEB con THC ha portato ad una sopravvivenza del 100%, ad una diminuzione dell’infiammazione polmonare e alla soppressione della tempesta di citochine”. Per questi motivi, dopo aver sottolineato che ora bisognerà passare alla ricerca clinica, concludono scrivendo che: “Questo studio suggerisce che l’attivazione dei recettori dei cannabinoidi può servire come modalità terapeutica per trattare l’ARDS associato a COVID-19”.

Il CBD come potente antinfiammatorio per trattare l’ARDS

“I nostri dati dimostrano che il CBD migliora la struttura polmonare ed esercita un potente effetto antinfiammatorio nel trattamento della sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS)”, scrivono i ricercatori sottolineando che: “I futuri studi preclinici e clinici esploreranno queste entusiasmanti possibilità”. E’ l’ennesima conferma scientifica che la cannabis e le sue molecole potrebbero essere estremamente utili per trattare il Covid-19.

In quest’ultima ricerca pubblicata sul Journal of Cellular and Molecolar Medicine, i ricercatori hanno scoperto che: “Gli effetti benefici del CBD sono stati correlati con la regolazione dell’apelina, un peptide endogeno con effetti protettivi nel tessuto polmonare. Così, l’apelina può rappresentare un nuovo bersaglio molecolare alla base degli effetti protettivi della segnalazione degli endocannabinoidi, compresa la regolazione da parte del CBD. Inoltre, l’apelina può rappresentare un biomarcatore inesplorato per la diagnosi precoce dell’ARDS. A tal fine, l’apelina può essere utile come biomarcatore prognostico e predittivo per classificare il rischio di deterioramento e la progressione della malattia. Di simile importanza, l’apelina può svolgere un ruolo potente e sensibile come biomarcatore farmacodinamico, fornendo una lettura biologica per monitorare l’efficacia di un intervento terapeutico”.

Arrivando a fare un passo in più per spiegare che: “Dato che l’apelina è anche un substrato per l’ACE2, questi risultati possono essere particolarmente rilevanti per la gestione di COVID-19”.

THC e CBD come antivirali nel trattamento del coronavirus

“I nostri risultati suggeriscono che CBD e THC sono possibili farmaci contro il coronavirus umano che potrebbero essere utilizzati in combinazione o con altri farmaci per il trattamento del SARS-CoV-2 nei pazienti”.
I ricercatori coreani provenienti da vari istituti l’hanno messo nero su bianco in un nuovo studio scientifico (QUI la versione integrale) pubblicato sull’International Journal of  Biologicacl Macromolecules.
Se l’obiettivo principale della ricerca è stato quello di stimare l’attività antivirale di diversi cannabinoidi contro il coronavirus, dopo test in silico e in vitro i ricercatori hanno osservato che THC e CBD sono “molecole antivirali più potenti contro il SARS-CoV-2 dei farmaci di riferimento lopinavir, clorochina, e remdesivir”.
Nelle conclusioni gli studiosi spiegano che lo studio “stabilisce il quadro per la loro applicazione in studi clinici umani per il trattamento delle infezioni da coronavirus umano. Così, CBD e THC possono essere utilizzati in combinazione o con altri farmaci per il trattamento dei pazienti affetti da COVID-19″.

Mario Catania