Cannabis, profilo chimico e chemiotipo: cos’è e come scegliere quello giusto

Marzo 30 2021 | Studi scientifici

Il primo a parlare di una classificazione basata sul chemiotipo è stato Ernest Small nel 1973 [1] in un suo articolo pubblicato su Nature. Ma cos’è il chemiotipo? e perché gli scienziati sollecitano per un suo utilizzo più intensivo?

Il profilo chimico della cannabis alla base di una scelta consapevole

La cannabis è una delle più promettenti fonti di molecole bio-attive di interesse terapeutico del regno vegetale. Fino ad ora sono state identificate più di 600 molecole prodotte da questa pianta, molte delle quali con comprovate proprietà medicinali [2]. La conoscenza dettagliata da parte di chi la utilizza, sia esso consumatore ludico o paziente, del profilo chimico di ogni pianta o di un suo prodotto derivato diventa quindi fondamentale per un consumo consapevole ed efficace della cannabis.

Se per prodotti come oli o estratti la conoscenza della composizione chimica e la sua standardizzazione è relativamente semplice da ottenere, non lo è invece per prodotti direttamente derivati dalla pianta, come le infiorescenze. Il contenuto di molecole bio-attive tra due piante, anche se appartenenti alla stessa varietà, infatti, può variare e anche di molto. Questo è dovuto al fatto che la loro produzione dipende, non solo dalla genetica della pianta, ma anche dalle condizioni di crescita a cui essa è sottoposta.

Cannabis e profilo chimico: il monito degli scienziati

Essere a conoscenza del completo profilo chimico di una pianta (o prodotto derivato) è di enorme importanza. Dall’interazione delle molecole presenti con il nostro organismo, infatti, dipenderà l’effetto conseguente la sua assunzione. Questo vale sia che la cannabis venga usata per fini terapeutici che per fini ludici. Molti ricercatori e studiosi consigliano di basarsi maggiormente sulle informazioni fornite dal profilo chimico, a scapito dell’uso di termini poco chiari e ormai obsoleti ancora molto frequenti per la distinzione di prodotti sul mercato (vedi articolo “Differenze tra indica e sativa“) [3].

I chemiotipi di cannabis

Le ricerche hanno evidenziato la presenza di chemiotipi, cioè raggruppamenti di piante in base al loro contenuto di principi attivi. Nelle piante appartenenti allo stesso gruppo il rapporto di tali principi attivi rimane costante, ma le loro concentrazioni possono cambiare [4].  Per questo motivo al chemiotipo vanno sempre associate le reali concentrazioni dei singoli principi attivi.

Fino ad ora sono stati identificati cinque chemiotipi:

Tipo I (THC-dominante): piante con concentrazioni di THC molto maggiori di quelle di CBD. Questo gruppo comprende la maggior parte delle piante di cannabis per uso ludico, le quali possono raggiungere anche il 30% di THC.

Tipo II: chemiotipo misto THC/CBD con concentrazioni simili dei due cannabinoidi. Il loro profilo 1:1 è particolarmente adatto per uso medico. Un esempio è il Sativex, farmaco a base di cannabinoidi autorizzato dall’FDA americana per la cura della rigidità muscolare dovuta a disturbi gravi come la sclerosi multipla.

Tipo III (CBD-dominante): le bassissime concentrazioni di THC, rispetto a quelle di CBD, rendono le piante da poco a non intossicanti. In questa categoria ricadono le piante di canapa e quelle da cui si produce la Cannabis Light.

Tipo IV: piante con alte concentrazioni di CBG e basso contenuto di THC. Il CBG è un precursore dei cannabinoidi su cui sono in corso molti studi.

Tipo V: sono piante di cannabis senza cannabinoidi; hanno molte applicazioni nel campo della ricerca e sono usate negli incroci per stabilizzare le varietà.

La distinzione di chemiotipi può rappresentare un buon punto di partenza per una scelta consapevole da parte del consumatore. Alcune aziende, come l’americana Prufcultivar, hanno già adottato questo tipo di classificazione per distinguere i loro prodotti, l’aspettativa è che molte altre intraprendano questa strada.

Alessandro Conca – Biotecnologo

Referenze:

1 Small, E., Beckstead, H. Cannabinoid Phenotypes in Cannabis sativa. Nature 245, 147–148 (1973). https://doi.org/10.1038/245147a0

2 Daniela Parolaro. “Therapeutic and toxicological aspects of the use of cannabis and cannabinoids in medicine”. Rendiconti Lincei. Scienze Fisiche e Naturali, 2021.

3 Daniele Piomelli and Ethan B. Russo. “The Cannabis sativa Versus Cannabis indica Debate: An Interview with Ethan Russo, MD”, 2016. Cannabis and Cannabinoid Research.

4 Daniela Pacifico et al. “Genetics and marker-assisted selection of the chemotype in Cannabis sativa L.”. Molecular Breeding, 2006.

 

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