Cannabis e Alzheimer: il THC distrugge la proteina Beta amiloide che causa la patologia

Aprile 30 2021 | patologie neurodegenerative, Studi scientifici

Continua la nostra collaborazione con Clinn, poliambulatorio milanese che offre cure a base di cannabis, con il dottor Marco Bertolotto che analizza nuovi studi scientifici per spiegare che la cannabis, e in particolare il THC, ha la capacità di distruggere la proteina tossica Beta amiloide, considerata come causa dell’insorgenza dell’Alzheimer.

La malattia di Alzheimer è una grave forma di demenza, caratterizzata dal unto di vista biochimico, dall’accumulo di una particolare proteina, detta Beta amiloide (Aβ), dentro le cellule neuronali, e ne determina la loro morte.

La malattia ha un esordio clinico molto subdolo, e spesso ci vogliono anni affinché a malattia si conclami in tutta la sua drammaticità. Un dato fondamentale è prendere in cura questi pazienti già nelle fasi precoci, per evitare che il processo neurodegenerativo prenda il sopravvento.

La proteina Beta amiloide come causa dell’insorgenza dell’Alzheimer

Gli aggregati di Beta amiloide causano una alterazione dell’omeostasi cellulare, alterano la funzionalità della membrana in cellulare, causano un grave stress ossidativo, determinano la disregolazione del calcio, a cui segue disfunzione della plasticità sinaptica e neuroinfiammazione diffusa.

La proteina Aβ, si forma per il taglio di una proteina maggiore presente nella membrana cellulare, detta Proteina Progenitrice dell’Amiloide (APP). La Proteina Progenitrice dell’Amiloide è una importante proteina che attraversa la membrana cellulare costituita da 770 amminoacidi. Questa grossa proteina viene tagliata ad opera di particolari enzimi detti secretasi. Dal taglio si generano la Aβ 1-42 e Aβ 1-40 , di cui la prima è estremamente tossica, perché forma degli aggregati molto stabili e neurotossici.

Recentemente la scienza farmacologica ha individuato la Aβ come target, per la cura della malattia di Alzheimer. Riportiamo di seguito un lavoro scientifico pubblicato nel 2020 su International Journal of Molecular Sciences: “Protofibrils of Amyloid-β are Important Targets of a Disease-Modifying Approach for Alzheimer’s Disease”.

Il THC per disgregare gli agglomerati di Beta amiloide

In questa direzione si muove un recentissimo lavoro scientifico, dal titolo “Destabilization of the Alzheimer’s amyloid-β protofibrils by THC: A molecular dynamics simulation study”, pubblicato sull’ultimo numero del Journal of Molecular Graphics and Modelling, che ci dimostra come il THC riesca a disgregare gli agglomerati di Aβ.

Il meccanismo d’azione è estremamente interessante e dimostra ancora una volta come la cannabis si ricca di risorse incredibili. Proviamo a spiegare in parole semplici come il THC agisce sulla Aβ. Il THC si lega, con un legame idrofobo (che rifiuta la presenza di acqua) ad una subunità carboniosa della proteina Aβ. Questo particolare legame modifica la struttura stessa della Aβ innescando delle forze fisiche che fanno saltare dei punti di unione, detti ponti salini, che tengono insieme e ben piegata la Aβ.

Una volta rotta la molecola di Aβ, i residui vengono aggrediti dai sistemi di difesa della cellula e vengono eliminati. Sono molte le molecole che la chimica sta sviluppando per distruggere la Aβ, ma molte di queste presentano effetti collaterali che ne controindicano l’uso. La cosa straordinaria è che la natura, attraverso la cannabis, ci dona una molecola che ha la capacità di distruggere questa proteina così tossica. All’azione del THC si aggiunge anche quella del CBD, che ha una azione ansiolitica e antidepressiva, necessarie per i pazienti che soffrono di malattia di Alzheimer.

Dottor Marco Bertolotto per Clinn (www.clinn.it)