Le proprietà antiossidanti dei cannabinoidi: contrastano i radicali liberi e riducono gli ioni metallici

Giugno 17 2021 | Studi scientifici

“I dati presentati dimostrano che tutti i cannabinoidi esaminati mostrano un’attività antiossidante che si manifesta nella loro capacità di eliminare i radicali liberi, di prevenire il processo di ossidazione e di ridurre gli ioni metallici. Anche se l’intensità di queste attività non è la stessa per i singoli cannabinoidi, è paragonabile per tutti loro a quella della vitamina E“. I ricercatori del dipartimento di Cromatografia dell’Università di Lublino, in Polonia, riassumono così le proprietà antiossidanti di diversi cannabinoidi, analizzati in un nuovo studio scientifico.

Nell’articolo scientifico pubblicato su Fitoterapia e disponibile su Science Direct in versione integrale, i ricercatori spiegano di aver analizzato le proprietà antiossidanti di 7 diversi cannabionidi, cannabigerolo (CBG), cannabidiolo (CBD), Δ9-tetraidrocannabinolo (Δ9-THC), cannabinolo (CBN), acido cannabigerolico (CBGA), acido cannabinolico (CBDA) e acido Δ9-tetraidrocannabinolico (Δ9-THCA), utilizzando vari metodi spettrofotometrici: ABTS, DPPH, ORAC, beta-carotene CUPRAC e FRAP.

“La crescente popolarità degli integratori contenenti cannabinoidi, principalmente oli di cannabinoidi (per esempio olio di CBD e olio di CBG), nell’automedicazione degli esseri umani e l’aumentato interesse per questi composti in diversi studi preclinici e clinici stimola i ricercatori a indagare le proprietà bioattive dei singoli cannabinoidi, comprese le loro attività antiossidanti” scrivono gli autori dello studio facendo notare che: “I dati presentati dimostrano che tutti i cannabinoidi esaminati – CBG, CBD, Δ9-THC, CBN, CBGA CBDA e Δ9-THCA – mostrano un’attività antiossidante che si manifesta nella loro capacità di eliminare i radicali liberi, di proteggere il processo di ossidazione e di ridurre gli ioni metallici. Anche se l’intensità di queste attività per i singoli cannabinoidi non è la stessa, è generalmente paragonabile a quella della vitamina E. Va notato, tuttavia, che l’entità della deviazione da questa osservazione approssimativa e semplificata dipende dal metodo applicato nella stima delle proprietà antiossidanti dei cannabinoidi”. Secondo i ricercatori ci sono 6 punti imprescindibili da tener presente per capire a fondo lo studio.

1. In CBG, CBD, Δ9-THC, CBN, CBGA CBDA e Δ9-THCA si possono distinguere due tipi di fonti di elettroni (cioè centri antiossidanti) che trasferiscono elettroni al radicale ridotto/ione metallico: gruppi fenolici e doppi legami. La loro importanza dipende dal tipo di specie che accetta gli elettroni.

2. L’attività antiossidante dei cannabinoidi neutri esaminati (CBG, CBD, Δ9-THC e CBN) è superiore a quella del Trolox (farmaco antiossidante utilizzato in applicazioni biologiche o biochimiche per ridurre lo stress o il danno ossidativo, ndr) quando i radicali/gli ioni metallici sono ridotti dal trasferimento di elettroni dai gruppi fenolici secondo il meccanismo SET. È evidente dai risultati ottenuti da ABTS, CUPRAC e FRAP e leggermente meno da DPPH.

3. L’attività antiossidante dei cannabinoidi neutri è inferiore a quella del Trolox quando il meccanismo di formazione di addotti domina nel processo di protezione dagli effetti dei radicali liberi.

4. Anche se il legame a idrogeno tra il gruppo fenolico a legame singolo OH e il gruppo carbossilico negli acidi cannabinoidi può spiegare la loro minore attività antiossidante, non è necessariamente il caso. In presenza di radicali basici (vedi ORAC) o in un ambiente con pH superiore al pKa degli acidi cannabinoidi (vedi CUPRAC), la loro attività antiossidante è uguale o addirittura superiore a quella delle loro controparti neutre.

5. L’analisi dei risultati ottenuti mostra che nel caso dei cannabinoidi con due gruppi idrossilici, solo uno di essi mostra attività antiossidante quando il meccanismo SET e/o HAT domina nel processo di trasferimento degli elettroni.

6. L’importanza del doppio legame dei cannabinoidi nel processo di protezione dagli effetti dei radicali liberi si rivela nel meccanismo di formazione degli addotti (vedi risultati del beta-carotene, DPPH e ORAC).

Redazione di Cannabisterapeutica.info