CBD e-liquid: su 15 testati, 14 hanno meno CBD e uno contiene vitamina E acetato

Giugno 22 2021 | Studi scientifici

I CBD e-liquid sono sicuri? Dopo le ricerche condotte dal Centro per la prevenzione del controllo delle malattie statunitense, la Fundación CANNA ha deciso di analizzare una selezione di CBD e-liquid sul mercato europeo in cerca della vitamina E acetato, principale responsabile dei danni ai polmoni dovuti al consumo di sigarette elettroniche.

Sigarette elettroniche e vitamina E acetato

Nel febbraio 2020, il Centro per la prevenzione del controllo delle malattie (CDC), in collaborazione con la Food and Drug Administration (FDA) e altre agenzie di sanità pubblica statunitensi, ha pubblicato un rapporto dedicato ai danni polmonari associati all’uso di sigarette elettroniche o prodotti da svapo: dai dati è emerso che oltre 2800 persone sono state ricoverate e 68 di loro sono decedute per cause legate alle e-cigarettes; una morte è stata registrata anche in Belgio nel 2019.

Responsabile dell’accaduto sembra essere la vitamina E acetato, o alfa-tocoferolo acetato, un ingrediente utilizzato come addensante per i liquidi destinati alle sigarette elettroniche. Nonostante la sostanza venga utilizzata anche nell’industria alimentare e cosmetica, le problematiche sorgono solo quando inalata e da queste considerazioni è partito lo studio di Fundación CANNA, l’iniziativa senza scopo di lucro dell’azienda CANNA España Fertilizantes SL, una società specializzata in fertilizzanti di alta qualità, nata per condurre ricerche e studi scientifici sull’uso della Cannabis e dei suoi derivati.

Lo studio di Fundación CANNA sulla vitamina E acetato

Obiettivo dello studio determinare la presenza o meno di vitamina E acetato, così come altre sostanze nocive, negli e-liquid arricchiti di CBD commercializzati in Europa e spesso utilizzati anche per la vaporizzazione. Per fare ciò, tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, la fondazione ha acquistato — in forma anonima presso tabaccai, negozi fisici e shop online — 15 campioni di diverse marche di liquidi elettronici contenenti CBD che sono stati successivamente analizzati in due diversi laboratori e secondo due diverse metodologie al fine di ottenere informazioni complete e indipendenti sul contenuto dei campioni e sulle sostanze che li compongono.

Dalle analisi solo un liquido su 15 è risultato positivo alla presenza di vitamina E acetato, mentre gli altri 14 campioni hanno mostrato la presenza di glicole propilenico (PG) e glicerina (VG), ingredienti alla base degli e-liquid. In un altro campione, inoltre, è stata registrata la presenza di alcol benzilico, che può causare tosse, vertigini e mal di testa.

“La presenza di altri composti come l’alcol benzilico, che possono causare problemi polmonari a breve e lungo termine, evidenzia la necessità di un maggiore controllo sulla composizione di questi prodotti, sia limitandone l’uso, sia fornendo indicazioni in etichetta”, spiegano da Fundación CANNA.

CBD e-liquid: problemi relativi alle etichette

Oltre alle componenti dannose per l’organismo, dallo studio condotto da Fundación CANNA è emerso che in 14 liquidi su 15 i valori di CBD erano inferiori rispetto a quelli dichiarati dall’etichetta: in 4 campioni lo scarto era del 10%, ma, in media, il CBD è risultato inferiore del 27% rispetto a quanto indicato; solo uno conteneva valori superiori.

“C’è una discrepanza molto alta tra quanto dichiarato e quanto misurato in alcuni campioni e c’è pochissima omogeneità. Se il prodotto non è omogeneo, significa che due gocce di prodotto estratte dallo stesso astuccio o contenitore contengono livelli diversi, a seconda del campione che si sta prelevando”, spiegano i ricercatori di Fundación CANNA. “Ciò dimostra una mancanza di controllo e rigore nel processo di produzione e rende molto difficile per il consumatore controllare il dosaggio e ciò che assume”.

Non solo, oltre al CBD sono stati trovati anche altri fitocannabinoidi: il THC (delta-9-tetrahidrocannabinolo) è stato identificato in tutti i campioni e la CBDV (cannabidivarina) in 12 di essi. La presenza di THC in tutti i campioni significa che, a seconda della quantità consumata, i fumatori che utilizzano questi liquidi potrebbero risultare positivi ai test antidroga.

A queste componenti si aggiungono infine i terpeni, già presenti in natura nella canapa e trovati in 12 campioni su 15. Nello specifico, il beta-cariofillene è stato trovato in 10 liquidi, il limonene in 8 il beta-mircene e il farnesene in 7. Queste sostanze vengono probabilmente utilizzate per donare all’e-liquid un sapore più naturale.

Martina Sgorlon