Oltre il 50% dei pazienti potrebbe migliorare le proprie condizioni grazie alla cannabis

Agosto 10 2021 | dolore cronico e neuropatico, Studi scientifici

Secondo uno studio condotto nel Regno Unito, oltre il 50% dei pazienti che soffrono di condizioni croniche e degenerative potrebbe stare meglio grazie a terapie a base di cannabis medica. Ecco la ricerca che potrebbe porre le basi per una nuova rivoluzione terapeutica.

Drug Science e il Progetto Twenty21

Creare il più grande corpo di prove della Gran Bretagna per l’efficacia e la tollerabilità della cannabis medica e dimostrare che i benefici del trattamento superano i potenziali rischi. È questo il duplice obiettivo del Progetto Twenty21, il più grande studio mai condotto sui pazienti che fanno uso di cannabis terapeutica nel Regno Unito.

A ideare il progetto è stato Drug Science, ente di beneficenza fondato nel 2020 dal professor David Nutt. Attualmente, Drug Science è l’unico ente di beneficenza esistente completamente indipendente e guidato dalla scienza e riunisce i principali esperti di stupefacenti, specializzati in diversi ambiti, con un triplice scopo: condurre ricerche innovative sui danni e sugli effetti dei farmaci tradizionali, sviluppare una ricerca scientifica libera da ogni interesse politico e commerciale e sfidare i miti che circondano la classificazione e la legislazione dei farmaci nel Regno Unito.

È su queste basi che nel febbraio 2021 è nato il Progetto Twenty21, attraverso il quale i pazienti idonei possono seguire a trattamenti a base di cannabis medica a prezzi accessibili, sempre monitorati da Drug Science, e che punta a modificare le normative e la posizione del NHS, il National Health Service britannico.

Il Progetto Twenty21: gli sviluppi

Con il mese di luglio 2021 sono già 1000 i pazienti che hanno aderito al Progetto Twenty21 e che hanno ricevuto le loro ricette e prescrizioni autorizzando Drug Science a raccogliere e ad analizzare i loro dati per i fini del progetto. I pazienti sono stati selezionati tra quelli che in passato hanno già sperimentato le cure tradizionali, ma senza successo, e, al momento, in base ai risultati preliminari dello studio, la nuova panoramica creata dalle terapie a base di cannabis è più che positiva.

“I nostri risultati mostrano che la cannabis legalmente prescritta fornisce miglioramenti clinicamente significativi nella qualità della vita dei pazienti che vivono con condizioni come dolore cronico, sclerosi multipla, sindrome di Tourette, epilessia e disturbo post traumatico da stress”, spiegano i ricercatori di Drug Science. “Possiamo quindi affermare che la cannabis medica migliora la qualità della vita più di qualsiasi altro trattamento per il dolore neuropatico cronico”.

Oltre che dal punto di vista medico, il progetto ha portato anche importante e positivo risvolto sociale. Grazie a Drug Science, infatti, i pazienti coinvolti ora possono evitare la criminalità con prescrizioni legali: il 63%, infatti, in precedenza era stato costretto a ricorrere alla compravendita illegale nel tentativo di gestire le proprie condizioni. Un aspetto, questo, che si affianca al recente lancio di Cancard nel Regno Unito.

I pazienti coinvolti e i risultati

Per ottenere uno studio completo, il Progetto Twenty21 ha coinvolto un gruppo eterogeneo di pazienti, sia in termini di condizioni cliniche, sia in termini anagrafici.

Dall’ultimo aggiornamento condiviso da Drug Science e datato 13 luglio 2021 emerge che il 61,6% dei pazienti è di sesso maschile, il 37% di sesso femminile e l’1,4% si definisce non-binary; l’età media, invece, supera di poco i 38 anni, ma gli individui coinvolti spaziano dai 18 ai 77 anni. Alla maggior parte di loro (59,8%) è stato prescritto solo un prodotto a base di cannabis, al 28,2% ne sono stati prescritti due, mentre solo al 12% ne sono stati prescritti tre o più; per le terapie si utilizzano oli o infiorescenze.

Secondo i risultati preliminari, i pazienti hanno dichiarato un miglioramento del 51% del proprio stato di salute e della loro capacità di condurre una vita più normale. Non solo, miglioramenti significativi sono stati evidenziati anche nella capacità dei pazienti di gestire condizioni psicologiche debilitanti come ansia, insonnia e depressione.

Alla luce di quanto emerso, quindi, la cannabis può fornire una valida alternativa ai farmaci antidolorifici comunemente prescritti dal Sistema Sanitario Nazionale e che hanno un alto rischio di dipendenza, oltre che gravi effetti collaterali sul lungo periodo.

Martina Sgorlon