La cannabis può essere efficace nel trattamento del Parkinson?

Dicembre 31 2021 | L'esperto risponde

Il Morbo di Parkinson è la seconda malattia neurodegenerativa ad andamento progressivo più diffusa nella popolazione anziana, colpisce circa il 10% della popolazione sopra gli 80 anni. Esistono delle forme di Parkinson giovanile, con esordio sopra i 40 anni, ma sono molto rare. Le cause sono tutt’ora sconosciute, possono essere sia genetiche che ambientali.

Una caratteristica fisiopatologica di questa patologia è l’accumulo anomalo di una proteina conosciuta come Sinucleina nei Corpi di Lewy, che si depositano nel sistema nigrostriatale. Il danno a carico dei neuroni di questa ed altre aree del sistema nervoso porta ad una diminuzione dei livelli di Dopamina, che determina molti dei sintomi motori caratteristici del Parkinson.

Diagnosi, sintomi e trattamenti tradizionali 

La diagnosi è clinica e si basa sul riscontro di sintomi tipici, di cui i più comuni sono: tremore a riposo, rigidità, lentezza e diminuzione dei movimenti (bradicinesia) e instabilità della postura e/o dell’andatura. I trattamenti odierni mirano a ripristinare la funzione dopaminergica, come la Levodopa.

I benefici della cannabis nel trattamento del Parkinson

Nella mia esperienza clinica quando viene introdotta una terapia con cannabis terapeutica uno dei primi riscontri dei pazienti o dei caregiver è un miglioramento della rigidità muscolare e dei tremori. Alcuni riprendono a camminare per brevi distanze, altri tornano a “tenere in mano le posate”. Riferiscono inoltre buoni risultati sul tono dell’umore e sul riposo notturno.

I cannabinoidi si rivelano utili anche nella gestione degli effetti collaterali della Levodopa, come nausea, vomito e discinesie.

La scelta delle percentuali di THC e CBD è differente da paziente a paziente: in alcuni casi si ottengono risultati migliori con percentuali equilibrate di entrambi (rapporto 1:1), altre con percentuali più elevate o di THC o di CBD.

Questi riscontri rendono la cannabis terapeutica un elemento molto interessante nel trattamento del M. di Parkinson e dei Parkinsonismi atipici, meritevole di ulteriori ricerche e studi della suo utilizzo anche in questo ambito.

Dottoressa Valentina Florean – Referente per il monitoraggio clinico di Clinn

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