I ricercatori di Harvard spiegano come i cannabinoidi proteggano il cervello dal virus dell'HIV

I ricercatori di Harvard spiegano come i cannabinoidi proteggano il cervello dal virus dell'HIV

Secondo i ricercatori della Division of Experimental Medicine della Harvard medical school, circa il 40 % delle infezioni da HIV porta a un qualche tipo di danno cerebrale, come l'HIV- 1, associata a deterioramento cognitivo e demenza.

"L'HIV colpisce il cervello nella fase iniziale, durante l' infezione, con la possibilità di sviluppare danni cerebrali", spiega la dottoressa Hava Avraham, co-autrice del nuovo studio. "Anche se ci sono farmaci molto efficaci per il trattamento di questa fase, come la terapia antiretrovirale, molti di questi farmaci non possono attraversare la barriera emato-encefalica e quindi non possono davvero prevenire il danno che l'HIV provoca al cervello".

Ma i cannabinoidi possono attraversare la barriera emato-encefalica e hanno dimostrato di proteggere il cervello in varie condizioni.

In quest'ultimo studio, pubblicato sul British Journal of Pharmacology, la dottoressa ed i suoi colleghi hanno scoperto che i cannabinoidi possono anche offrire protezione da una proteina tossica creata dal virus dell'HIV, nota come proteina gp120.

"Questa molecola ( gp120 ) - si legge nello studio - attraversa la barriera ematoencefalica e provoca un effetto molto tossico sul cervello, specialmente su cellule neuronali, che sono molto importanti per la funzionalità del cervello". Inoltre viene specificato che "un processo chiamato neurogenesi gioca un ruolo chiave nello sviluppo dei neuroni del cervello, che sono generati da cellule staminali neurali e cellule progenitrici".

Utilizzando un cannabinoide chiamato AM2421, che agisce solo sui recettori CB2 del cervello (nella foto), i ricercatori sono stati in grado di proteggere le cellule progenitrici e quelle staminali neurali da dosi di gp120, con "effetti molto positivi sulla sopravvivenza delle cellule".

E i successivi sperimenti su modelli animali hanno evidenziato risultati simili. "Sulla base di questi studi in vitro - continua la dottoressa - abbiamo analizzato la neurogenesi nel cervello topi, alcuni trattati con l'AM2421 e altri no. Poi abbiamo confrontato diversi parametri riscontrato effetti molto positivi in quelli stimolati con l'AM2421".

La dottoressa Avraham ha spiegato che una serie di farmaci specifici per i recettori CB2 sono già stati sviluppati per il trattamento di altre condizioni e ritiene che l'approvazione di farmaci per danni legati all'HIV potrebbe essere relativamente veloce.

Fonte: Leafscience.com

 

6 novembre 2013
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