La cannabis nel trattamento della fibromialgia

La cannabis nel trattamento della fibromialgia

La cannabis è un antinfiammatorio che aiuta ad affrontare la Fibromialgia

Con questo articolo inizia la nostra collaborazione con Kalapa Clinic, la prima clinica spagnola che offre trattamenti specializzati a base di cannabis fondata a Barcellona dal dottor Mariano García Palau, che fornirà alla nostra redazione articoli ed approfondimenti scientifici sulla cannabis in medicina e le varie patologie in cui può essere utile.

La fibromialgia è una malattia che colpisce dal 3 al 6% della popolazione mondiale. Essa si manifesta principalmente tra i 20 e i 50 anni d’età e causa, nei malati, intensi ed insopportabili dolori muscolari e perenne stanchezza. Essendo una malattia che colpisce il sistema muscolare, il malato accusa rigidità muscolare e torpori a mani e piedi. Il dolore viene percepito principalmente in determinati punti sensibili del corpo, come collo, spalle, schiena, braccia e gambe, amplificando inoltre l’intensità ad esempio di forti emicrania e dei dolori mestruali e portando talvolta problemi di memoria a breve termine. In aggiunta, a causa di questi forti dolori, la fibromialgia porta spesso l’individuo ad avere difficoltà nel conseguire un riposo notturno continuo e tranquillo.

FIBROMIALGIA E CANNABIS. Già nell’antica Cina, la pianta di cannabis era considerata un potente antinfiammatorio. L’imperatore cinese Shen-Nung (2000a.C.), in un’opera chiamata Pen ts’ao Ching, ritenne che i cannabinoidi “annullavano i reumatismi”[1]. Attualmente non è stata ancora trovata una cura per questa condizione, ma sono vari i trattamenti disponibili per alleviarne gli effetti. Finora, si sa che la fibromialgia, ed altre patologie come le emicranie, sono presenti in modelli clinici biochimici e pato-psicologici, il che suggerisce che essi siano correlati a qualche mancanza nel sistema endocannabinoide. Per questa ragione si ritiene che alcuni dei sintomi della fibromialgia possano essere trattati con cannabis terapeutica.

Le emicranie provocate dalla fibromialgia sono strettamente correlate a un malfunzionamento del sistema endocannabinoide. L’anandamide, il composto chimico che regola il funzionamento del sistema endocannabinoide, potenzia i recettori 5-HT1A ed inibisce quelli 5HT2A. Questi recettori regolano varie funzioni del sistema nervoso centrale, per cui la cannabis medica può essere ritenuta efficace per il trattamento intensivo o preventivo dei dolori. E’ stato anche dimostrato che i cannabinoidi possiedono effetti antinfiammatori e di bloccaggio della dopamina, il che può aiutare nella regolazione del sonno, dell’umore e della capacità di apprendimento, fattori che sono solitamente alterati dalla fibromialgia.

Il tetraidrocannabinolo (THC) modula la neurotrasmissione tramite i recettori NMDA, che giocano un ruolo importante nella flessibilità neuronale, specialmente durante le fasi d’apprendimento e di memorizzazione. I cannabinoidi hanno anche dimostrato di avere l’abilità di bloccare i meccanismi nella colonna vertebrale, periferici e gastrointestinali, che causano dolore come nel caso della fibromialgia o del mal di testa[2].

Da ricerche come questa è stato evinto che il THC potrebbe essere usato nei trattamenti per la fibromialgia. Uno studio pilota è stato condotto nel 2006 proprio sugli effetti di una terapia basata unicamente sul THC per alleviare questa malattia. Ne risultò che, alcuni dei partecipanti hanno percepito una riduzione del dolore, dopo l’assunzione di dosi giornaliere di 10mg e 15mg. Tuttavia, nonostante gli esiti positivi, le conclusioni raggiunte non sono ancora sufficienti per determinare se il THC da solo possa essere usato come farmaco analgesico. Uno studio simile condotto nel 2009 ha più o meno evidenziato gli stessi risultati: il THC ha dimostrato il suo potenziale nel migliorare il trattamento del dolore cronico nella neuropatia centrale e nella fibromialgia; pertanto il THC, somministrato come integratore, potrebbe rappresentare un’opzione valida al fine di promuove la terapia co-analgesica[3].

In questa direzione, molti studi continuano a suggerire l’efficacia dei cannabinoidi usati come alternativa ai farmaci tradizionali nel trattamento della fibromialgia. Secondo uno studio, che ha visto coinvolti molti enti istituzionali di Barcellona, pubblicato nel 2011, alcuni dei pazienti con fibromialgia presi in esame, non solo usavano cannabis terapeutica per attenuare i dolori, ma anche per ridurre tutti gli altri sintomi della malattia. I risultati conclusivi hanno evidenziato inoltre che nessuno dei pazienti aveva notato peggioramenti dei loro sintomi; piuttosto gli esaminati elogiavano, tra tutti gli effetti riscontrati, la riduzione dei loro problemi di sonno[4].

È giusto anche chiarire che in questo ultimo studio la cannabis terapeutica è stata assunta per via inalatoria. Per questa ragione, è necessario continuare ad investigare sulle possibili applicazioni e i differenti modi di utilizzo della cannabis medica, per malattie come la fibromialgia o altre condizioni che potrebbero prevedere trattamenti con la cannabis terapeutica.

Mario Romano - Kalapa-Clinic (www.kalapa-clinic.com)

[1] Burstein, S. H., & Zurier, R. B. (2009). Cannabinoids, endocannabinoids, and related analogs in inflammation. The AAPS journal, 11(1), 109.

[2] Russo, E. B. (2004). Clinical endocannabinoid deficiency (CECD): can this concept explain therapeutic benefits of cannabis in migraine, fibromyalgia, irritable bowel syndrome and other treatment-resistant conditions?. Neuro endocrinology letters, 29(2), 192-200.

[3] Weber, J., Schley, M., Casutt, M., Gerber, H., Schuepfer, G., Rukwied, R., ... & Konrad, C. (2009). Tetrahydrocannabinol (delta 9-THC) treatment in chronic central neuropathic pain and fibromyalgia patients: results of a multicenter survey. Anesthesiology research and practice, 2009.

[4] Fiz, J., Durán, M., Capellà, D., Carbonell, J., & Farré, M. (2011). Cannabis use in patients with fibromyalgia: effect on symptoms relief and health-related quality of life. PLoS One, 6(4), e18440.

28 dicembre 2017
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