L’uso di cannabis, a differenza degli oppioidi, non porta ad una percezione alterata del dolore

Settembre 22 2020 | dolore cronico e neuropatico, Patologie, Studi scientifici

Se da una parte sono diversi gli studi scientifici che identificano la cannabis come un trattamento sicuro ed efficace per il dolore cronico e neuropatico, dall’altra, secondo una nuova ricerca, un meccanismo da non sottovalutare è che l’uso continuativo di cannabis, a differenza degli oppioidi, non porta ad una percezione alterata del dolore.

Una caratteristica davvero importante, che dovrebbe far riflettere i medici che si occupano di cure palliative e terapia del dolore, su quale cura scegliere per i propri pazienti.

Lo studio è stato svolto dai ricercatori dell’Università della British Columbia a Kelowna, in Canada, e dall’International Cannabis and Cannabinoids Institute di Praga, analizzando 40 consumatori di cannabis e 40 non consumatori e i risultati sono stati pubblicati sul The Clinical Journal of Pain.

“I nostri risultati suggeriscono che l’uso frequente di cannabis non sembra essere associato a un’elevata sensibilità al dolore sperimentale in un modo che può verificarsi nella terapia con oppioidi”, ha sottolineato Michelle St. Pierre, dottoranda che ha guidato lo studio alla British Columbia in un’intervista a Science Daily. “Questa è una distinzione importante che i medici e i pazienti dovrebbero considerare nella scelta delle opzioni per la gestione del dolore. Questi risultati sono particolarmente rilevanti alla luce dei recenti rapporti di sovrascrittura di oppiacei e di alti tassi di dolore nella popolazione, poiché suggeriscono che la cannabis potrebbe non portare lo stesso rischio di iperalgesia degli oppiacei”.

Gli oppioidi, che hanno dimostrato di produrre questa maggiore sensibilità al dolore con l’uso cronico, sono altamente prescritti per il dolore negli Stati Uniti nonostante siano associati ad un’alta mortalità per overdose. Nel 2018 negli Stati Uniti, in media 41 persone sono morte ogni giorno per overdose di oppiacei su prescrizione, con quasi 15mila decessi totali.

La cannabis per ridurre le morti da oppioidi

Negli stati dove la cannabis per uso ricreativo o medico è legalizzata le morti per overdose causati dagli oppiacei diminuiscono fino al 35%. Questa la scoperta della rivista Economic Inquiry che in uno studio, “The Effects of recreational marijuana legalization and dispensing on opioid mortality”, ha fatto il punto sull’accesso alla cannabis legale negli Stati Uniti, evidenziando appunto un calo fino al 35% dei morti fra i consumatori abituali di medicinali a base di oppio. Per gli autori il motivo è da ricercare nell’auto-trattamento, cioè nell’uso totalmente autonomo di cannabis per alleviare il dolore al posto dei derivati dall’oppio e il nesso causale tra la cannabis legale e la riduzione delle morti è risultato essere “molto forte”.
Già nel 2014 l’Università della Pennsylvania aveva pubblicato una ricerca secondo cui nei paesi che hanno approvato la cannabis terapeutica sono calati del 25% i morti per overdose da analgesici oppiacei. Molti pazienti affetti da malattie croniche infatti li sostituiscono con la cannabis, azzerando il rischio di possibili overdose.

I cannabiniodi per trattare la dipendenza da oppioidi

Nel 2015 un’altro studio ha evidenziato come il THC abbia ridotto i gravi sintomi di astinenza da oppiacei e favorito un miglior trattamento della dipendenza. E’ stato condotto su 60 pazienti con dipendenza da oppiacei realizzato presso la Columbia University di New York. Nello studio, condotto in doppio cieco nella clinica in cui erano sottoposti ad un trattamento di disintossicazione, un gruppo di 40 pazienti ha ricevuto 30 mg al giorno di THC (in forma di Dronabinoil) mentre i restanti 20 ricevevano una sostanza placebo. Sia il THC sia il placebo, sono stati somministrati ai pazienti per tutta la durata del trattamento e per 5 settimane una volta che questo era terminato. Secondo i risultati i sintomi di astinenza da oppiacei erano più bassi nel gruppo al quale veniva somministrato THC.
Uno studio simile era stato realizzato in Australia poco tempo fa su oltre 1500 persone alle quali sono stati prescritti farmaci per ridurre i sintomi dolorosi acuti e cronici di diverse patologie con esclusione del cancro. Un paziente su sei aveva dichiarato di aver sperimentato cannabinoidi contro il dolore, mentre uno su quattro aveva spiegato che avrebbe provato questa terapia se la legge australiana l’avesse consentito.

La cannabis come sostituto degli oppioidi

E la cannabis è efficace nel sostituire gli oppiodi come antidolorifico. L’ennesima conferma è arrivata da uno studio svolto dai ricercatori del Dipartimento di anestesia della facoltà di medicina dell’Università del Michigan e pubblicato sul The Journal of Pain. Secondo il sondaggio svolto negli Stati Uniti con 1321 partecipanti che soffrivano di dolore cronico, il 53% ha sostituito gli oppoidi con cannabis, e il 22% le benzodiazepine.

Mario Catania

 

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