Cannabis terapeutica: calo delle prescrizioni

Cannabis terapeutica: calo delle prescrizioni

Lo rivelano i dati appena pubblicati dal ministero della Salute che evidenziano un calo dei consumi

Il trend della distribuzione di cannabis è sempre stato in crescita da quando i dati vengono registrati dal ministero della Salute. Il 2013 è stato l'anno in cui la cannabis in medicina è stata resa completamente legale, e così i dati ministeriali partono dal 2014, l'anno prima di quando, nel 2015, l'allora ministro della Salute Lorenzin pubblicò il decreto che ha dato l'assetto attuale al sistema per quando riguarda la produzione e la distribuzione.

Calo nella distribuzione di cannabis terapeutica

Per la prima volta in 10 anni la distribuzione, sempre in crescita, è risultata in calo nel 2023. 

Guardando i dati nel dettaglio si evince che c'è stato un leggero aumento delle vendite dei distributori autorizzati alle farmacie, mentre un calo - netto - si registra nelle importazioni delle Asl autorizzate direttamente dal ministero che passano da 327 a 178 kg. Anche la distribuzione dello Stabilimento chimico farmaceutico militare di firenze, unico soggetto autorizzato a produrre cannabis medica in Italia e che nell'estate scorsa aveva segnalato problemi produttivi, cala passando da 235 a 162 kg (tenendo presente che si tratta della somma della cannabis prodotta e di quella acquistata con bandi dall'estero e poi distribuita). Per la prima volta vengono registrati i dati degli estratti, autorizzati proprio nel 2023, con 26 kg totali, mentre il totale complessivo passa dai 1560 kg del 2022 ai 1453 del 2023. 

"Dal mio punto di vista, più che un calo dei consumi, si tratta di un calo delle prescrizioni", sottolinea il farmacista Marco Ternelli, esperto preparatore di farmaci a base di cannabis e da sempre molto attento a queste dinamiche. "Credo sia dovuto a un cambiamento generazionale dei grandi prescrittori della prima ora. Infatto oggi, quando i pazienti chiamano, non lamentano più la carenza di cannabis, ma il fatto che non riescano a trovare un medico che gliela prescriva".

"Poi bisogna dire che quei numeri sono da interpretare: c'è da tener conto degli estratti, oltre al fatto che le infiorescenze sono calate. bisognerebbe capire come sono calcolati gli estratti: un conto è un kg di infiorescenze, un conto è un kg di estratto, è come paragonare le mele con le pere. Se i 26 kg fanno riferimento a 26 kg di estratto liquido distribuiti, allora spiegherebbero il calo delle infiorescenze". 

Nuove produzioni italiane: tutto fermo a febbraio 2023

I problemi per quanto riguarda produzione e distribuzione di cannabis terapeutica, sono ben noti. L'ultima iniziativa che mirava a raccogliere manifestazioni di interesse da parte di privati desiderosi e attrezzati per produrre cannabis di grado farmaceutico – rispettando quindi tutte le caratteristiche necessarie in termini di impianti, produzione, raccolta, ecc. – sembra essere fallita definitivamente. Le ultime informazioni a riguardo risalgono a febbraio 2023, quando sono state selezionate sei aziende per accedere alla seconda fase, come riportato in un verbale pubblicato sul sito del Ministero della Difesa.

Gli altri problemi per i pazienti

Rimane il problema delle poche farmacie che distribuiscono la cannabis (500-600 su oltre 20mila) e dei pochi medici che la prescrivono, e che soprattutto la sappiano prescrivere correttamente. La cannabis, essendo una pianta con numerosi principi attivi, richiede che il medico conosca bene il funzionamento del sistema endocannabinoide umano e i vari principi attivi della pianta, per poter elaborare una terapia personalizzata per ogni paziente. Questo è molto più complesso rispetto alla prescrizione di un farmaco specifico con un dosaggio preciso.

Un'altra questione critica per i pazienti è quella della patente di guida. Attualmente, è già molto difficile ottenere il permesso di guidare per i pazienti che assumono cannabis quotidianamente. La decisione spetta alle ASL locali, che spesso non conoscono bene questo farmaco e negano i permessi, costringendo i pazienti a lunghe battaglie per ottenere un diritto fondamentale. Con la modifica del Codice della Strada fortemente sostenuta dal ministro dei Trasporti Salvini, la situazione peggiorerebbe. La nuova legge, attualmente in discussione al Senato dopo essere stata approvata alla Camera, non richiede più che le forze dell’ordine verifichino se il guidatore sia sotto l’effetto di stupefacenti al momento del fermo: è sufficiente che risulti positivo, il che con la cannabis può accadere anche giorni dopo l’assunzione. Un paziente che assume la propria terapia la sera e si mette alla guida il mattino seguente, completamente lucido, rischierebbe di vedersi ritirare la patente per tre anni.

 

 

6 giugno 2024
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