Cannabis vs farmaci tradizionali: qual è il futuro della terapia del dolore?

Cannabis vs farmaci tradizionali: qual è il futuro della terapia del dolore?
A cura di
Farmacia San Carlo

Farmacia San Carlo

Farmacia San Carlo è un punto di riferimento nella preparazione di terapie galeniche da oltre 30 anni. Nei nostri laboratori, dotati di una camera bianca per l’allestimento di preparazioni sterili, realizziamo farmaci su prescrizione medica, garantendo elevati standard di sicurezza e qualità.
Il nostro team di farmacisti è altamente specializzato e si dedica con impegno allo sviluppo di terapie innovative per il benessere dei pazienti. Siamo pionieri nell’allestimento di Cannabis Medica per il trattamento del dolore, esperti in terapie anti-aging e rigenerative a base di Ormoni Bio-identici, e abbiamo un laboratorio dedicato alla divisione veterinaria, per rispondere alle esigenze dei nostri amici a quattro zampe.

 

il futuro della terapia del dolore visto dal farmacista Matteo Mantovani, con una certezza: sarà personalizzato, multimodale e meno farmacocentrico

Il dolore cronico è una delle sfide più complesse della medicina moderna. Colpisce milioni di persone nel mondo, compromettendo la qualità della vita, il sonno, il benessere psicologico e la funzionalità quotidiana. Per anni, i farmaci tradizionali — antinfiammatori, oppioidi, anticonvulsivanti, antidepressivi — sono stati le uniche armi disponibili. Oggi però si parla sempre più di cannabis terapeutica come possibile alternativa. Ma può davvero sostituire i farmaci classici? Oppure è una risorsa complementare? E cosa dice la scienza?

I farmaci tradizionali: efficaci ma non senza limiti

I principali trattamenti per il dolore cronico includono:

  • FANS (es. ibuprofene, ketoprofene): utili nelle infiammazioni, ma a lungo termine possono causare danni gastrici, renali e cardiovascolari.
  • Oppioidi (es. morfina, ossicodone): efficaci nel dolore acuto e oncologico, ma legati a tolleranza, dipendenza e crisi da sovradosaggio.
  • Antidepressivi triciclici e anticonvulsivanti (per dolore neuropatico): utili in alcuni casi, ma spesso associati a sedazione, aumento di peso e effetti neurologici.

Molti pazienti si ritrovano così a dover bilanciare tra un parziale sollievo e una lunga lista di effetti collaterali.

Cannabis terapeutica: un nuovo paradigma?

Negli ultimi due decenni, la cannabis è emersa come potenziale alternativa, grazie all’azione dei cannabinoidi (come THC e CBD) sul sistema endocannabinoide, che regola dolore, infiammazione, umore e sonno.

Cosa dice la letteratura clinica?

  • Una review dell’American Academy of Neurology ha mostrato che formulazioni orali di cannabis (come spray oromucosali a base di THC/CBD) possono ridurre il dolore in pazienti con sclerosi multipla e neuropatie.
  • Il National Academies of Sciences (USA) ha concluso che ci sono prove sostanziali che la cannabis sia efficace per il trattamento del dolore cronico negli adulti, in particolare dolore neuropatico.
  • Alcuni studi clinici randomizzati hanno mostrato una riduzione del dolore del 30-40% con dosi moderate di cannabis, senza effetti psicoattivi rilevanti, in pazienti con fibromialgia, neuropatia diabetica e dolore oncologico.

Cannabis e riduzione dell’uso di farmaci convenzionali

Diversi studi osservazionali e real-world hanno evidenziato che:

  • I pazienti che utilizzano cannabis terapeutica tendono a ridurre l’uso di oppioidi, benzodiazepine e antidepressivi.
  • Alcuni report suggeriscono una diminuzione del rischio di dipendenza e mortalità in aree dove la cannabis medica è regolamentata.
  • In pazienti oncologici o con dolore cronico refrattario, l’introduzione della cannabis ha consentito di diminuire le dosi totali di farmaci, migliorando la tollerabilità del trattamento.

Tuttavia, sono necessari studi più ampi, controllati e standardizzati per confermare questi dati e definire i protocolli ottimali.

Ma è davvero un’alternativa?

Dipende dalla situazione clinica.

  • In alcuni casi, come nel dolore neuropatico, fibromialgia o dolore muscoloscheletrico resistente, la cannabis può rappresentare un’opzione valida e più tollerabile.
  • In altri contesti, come dolore acuto severo post-operatorio o trauma, i farmaci convenzionali restano la prima scelta.
  • Sempre più medici oggi vedono la cannabis non come un “sostituto”, ma come parte di un approccio integrato e personalizzato al dolore, accanto a fisioterapia, nutrizione e terapie farmacologiche selettive.

Vantaggi e criticità della cannabis terapeutica

L’impiego della cannabis terapeutica nella gestione del dolore presenta diversi vantaggi. Innanzitutto, la sua azione non si limita alla sola riduzione del dolore: molti pazienti riferiscono miglioramenti anche sul sonno, sull’umore e sull’ansia, tutti aspetti che spesso si intrecciano con il dolore cronico. Rispetto a molti farmaci tradizionali, il profilo di tollerabilità è spesso migliore, soprattutto in chi ha già sviluppato effetti collaterali da oppioidi, antidepressivi o FANS. Un altro punto di forza è la possibilità di ridurre il dosaggio di altri farmaci, contenendo così il rischio di dipendenza o tossicità cumulativa. Inoltre, esistono diverse formulazioni disponibili — oli, capsule, spray, creme — che consentono un approccio più personalizzato in base al tipo di dolore e alla risposta individuale.

D’altra parte, non mancano le criticità. La prima riguarda la mancanza di standardizzazione tra le formulazioni: concentrazione di THC e CBD, purezza, metodo di estrazione e biodisponibilità possono variare sensibilmente da un prodotto all’altro, rendendo difficile un dosaggio preciso e replicabile. Anche l’accessibilità rappresenta un limite: in molte regioni la prescrizione è ancora poco diffusa, i medici spesso non sono formati, e la normativa resta complessa e disomogenea. Va inoltre considerato che, se non correttamente dosata, la cannabis può causare effetti collaterali — soprattutto sedazione, vertigini, ansia o alterazioni cognitive — seppur generalmente reversibili. Infine, l’assenza di linee guida cliniche solide e condivise rende ancora difficile per molti professionisti inserirla in modo sistematico nei protocolli terapeutici.

In sintesi, la cannabis terapeutica è una risorsa promettente, ma il suo pieno potenziale può emergere solo se utilizzata con attenzione, competenza e in un contesto regolatorio chiaro e aggiornato.

La cannabis terapeutica rappresenta una nuova frontiera nella gestione del dolore, specialmente nei casi cronici e resistenti ai trattamenti standard. Non è una “cura miracolosa”, ma può diventare uno strumento potente, se usato con competenza, dosaggio corretto e sotto controllo medico.

Il futuro della terapia del dolore sarà probabilmente personalizzato, multimodale e meno farmacocentrico. In questo scenario, la cannabis — affiancata alla medicina tradizionale — potrà offrire nuove soluzioni per pazienti che, fino ad oggi, non hanno trovato sollievo.

27 agosto 2025
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